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Reviews
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KAKI KING
TUTTI PAZZI PER LEI

Cosmopolitan - Marzo 2006

Ancora una volta Cosmo ti fa da apripista e punta sul cd Everybody Love You di Kaki King. La singer di Atlanta ha 24 anni, suona da venti e ha un talento norevole. Patita della chitarra e della batteria, usa la sei corde come una percussione e si e' fatta le ossa esibendosi nella metropolitana di New York e nei club del Village. Vuoi saperne di piu'?
Visita il sito kakiking.it
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SEXY KING
Come si conquista una donna come Kaki ?
Con la musica...


GQ Magazine - Febbraio 2006
Di Valentina Giampieri


Tra i sobborghi di Atlanta, dov'e' nata, e le affollate subway newyorkesi, dove ha suonato per anni, ha preso forma il sound malinconico e sincopato di questa chitarrista 26enne potente come una scossa elettrica.

La chitarra e' uno strumento sexy ? E tu, quanto ti senti sexy sul palco ?

"La musica e' sexy. E' indubbiamente c'e' qualcosa di molto sensuale nella forma della chitarra. Il modo in cui la stringo...Mentre suono, diventa parte del mio corpo".

C'e' una canzone particolare che ritieni perfetta per il primo bacio ?

"Unchained Melody dei Righteous Brothers".

Per la prima notte assieme ?

"Musiche di AL Green o di Marvin Gaye".

Al primo appuntamento che canzone si puo' mettere nell'autoradio per conquistarti ?

"Qualcosa di Barry White".

Il brano giusto per svegliarti al mattino ?

"Smack My Bitch Up dei Prodigy".

Che libro stai leggendo ?

"The ground Beneath Her Feet di Salman Rushdie".

La citta' che ami di piu' ?

"San Francisco".

Il chitarrista che ti ha ispirata ?

"Django Reinhardt".

Il primo concerto che hai visto ?

"Fleetwood Mac. Avevo quattro anni. Bellissimo".

Un film che non dimenticherai ?

"La decima vittima di Elio Petri e La citta perduta di Jean Pierre Jeunet".

L'album che vorresti avere scritto ?

"The Queen is Dead degli Smiths".
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Kaki King
Oltre una semplice sei corde


Rockerilla - Dicembre 2005
di Giancarlo Curro'

Quella di Kaki King e' una delle scoperte piu' intriganti che potevamo fare. La Mechanism, l'attenta realta' nostrana di Chris Di Mauro, di fronte al successo che la musicista riscuote in terra americana, scioglie gli indugi e decide di pubblicare la versione italiana di "Everybody Loves You", l'ultimo credit della giovane chitarrista. Il fascino, la perizia tecnica, l'ispirazione, chiudono il cerchio su un 'idea, un progetto, un'esperienza che, a buon diritto, vorremo candidare a newcomers dell'anno.


- Fughiamo pero' per un momento le facili esaltazioni: Kaki, partiamo dalla tua storia, da questa storia, dai tuoi esordi, dai tuoi primi passi nel mondo della musica, dai tuoi primi accordi.

"Avevo piu' o meno cinque anni, quando ho preso in mano per la prima volta una chitarra, ma non credo di essere stata particolarmente interessata allo strumento a quell'eta', almeno fino a quando non ho raggiunto i miei teenagers years. Avevo piu' o meno nove anniquandoho iniziato a suonare la batteria, e le due cose alla fine, si sono unite".

- Ci dici qualcosa sulle tue ispirazioni, sul chi o cosa ha fatto si' che tu iniziassi a suonare, ad esibirti, che tu diventassi una musicista ?

"Ho sempre avuto un debole per i Lush. Mi affascina il pensiero che i due songwriters della band, quando compongono le canzoni, non hanno la benche' minima idea di cosa stanno facendo, e riescono comunque a fare musica bella e al contempo complessa. Ti diro': "Split", il loro disco, e' la cosa piu'bella in assoluto che mi sia mai capitata di ascoltare. E poi credo di esser stata molto influenzata dalle collezioni di David Kendrick (?)".

- Ho letto in giro che consideri la musica come un linguaggio delle emozioni. Sono parole tue, testuali ....

" Sono i filosofi che dicono che la musica e' una forma speciale di arte, una forma che non esprime una particolare emozione, ma che e' essa stessa un'emozione".

- C'e' anche un aspetto curioso della tua storia. Tu suonavi nelle stazioni della metropolitana, e poi sei arrivata anche ad esibirti al Late Night Show. ma cos'e' che ti da' tutta questa energia? Cosa ti ha permesso secondo te un salto cosi' importante ? Ha una ricetta il tuo successo ?

"Uova e bacon la mattina, hamburger, molti snack, e un po' di pesce la sera, con un po' di vino naturalmente"

- Senza pensarci molto, qual'e' la cosa piu' bella dell'essere musicista per Kaki King ?

"Poter bere birra gratis".

- E la piu' brutta ?

"Risvegliarsi praticamente distrutti dopo una sbornia di birra"

- Diciamo qualcosa anche in merito a questo tuo lavoro a "Everybody Loves You". Com'e' stata questa esperienza discografica ?

"Everybody Loves You"' e' un disco veramente speciale, un lavoro importante per me, perche' questo disco l'ho voluto, pensato e composto da sola, senza produttori, con il supporto di pochi cari amici che mi hanno aiutato nell'ingegneria dei suoni. Alcune canzoni le ho scritte qualche anno fa', quando ero ancora proprio una ragazzina: e' come se dentro questo disco ci fosse la mia innocenza".

- C'e una canzone che preferisci piu' delle altre ? Se si per quale motivo ?

"A me piace molto "Everybody Loves You", la canzone che da' il titolo all'albo, perche'e' la piu' difficile da suonare"

- La tua musica, oggi, e' sostanzialmente strumentale: hai mai preso in considerazione la possibilita' di utilizzare la tua voce nei tuoi brani ?

"Si, certamente"

- E' un proposito ?

"No, quello ce l'ho: imparare a suonare l'accordion".

Finisce cosi' il nostro veloce incontro virtuale con Kaki King. La sua musica, la sua tecnica, e' straordinaria, la sua inclinazione, la creativita', e' rara e preziosa. Non e' facile imbattersi in tanta raffinatezza.

www.kakiking.it
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Kaki King
Le mille seduzioni della chitarra acustica


di Ezio Guaitamacchi
Jam Magazine n. 121 - Dicembre 2005

Ha 26 anni, è nata ad Atlanta ma è newyorchese díadozione, suona la chitarra acustica in modo spettacolare ed è pure piuttosto carina. Uníapparizione al "David Letterman Show" è stata sufficiente per incoronarla nuova reginetta della 6 corde.

Viso dai lineamenti delicati, occhialetti da liceale e fisico minuto (arriva a malapena al metro e 55) Kaki King appare, a prima vista, la classica ragazzina dolce e indifesa. Ma subito dopo essere entrata negli studi milanesi Casalogic di Francesco Piccolomini, dove registriamo lo special per LifeGate Radio, la piccola Kaki si trasforma.

Sicura di sé, grintosissima e per niente intimidita dalla situazione, si siede alla batteria e comincia a pestare su quello che sembra essere lo strumento dei suoi sogni.

Capisco immediatamente da dove viene quel suo stile percussivo, quella voglia di ritmo che la sua Ovation customizzata trasmette in ogni brano. E se Michael Hedges definiva il proprio stile "una via di mezzo tra il balletto classico e il wrestling" Kaki, parafrasando Michael, afferma che "il mio è qualcosa che sta tra il pescare e le corse di Formula 1Ö". Già, perché (al di là del buffo paradosso) quando la senti suonare ti accorgi che la sua chitarra passa con naturalezza da momenti di lirismo, introspezione e relax a fasi di alta velocità, beat frenetico, pulsazioni ritmiche che, a volte, fai davvero fatica a capacitarti che possano provenire da una 6 corde acustica.

Imbraccia lo strumento (che in confronto alla sua esile figura pare enorme e sproporzionato) con fare disinvolto. Eppure, con la chitarra, non è stato amore a prima vista.

"Ho iniziato a 5 anni per volere dei miei genitori" dice. "Allíinizio la odiavo e, a un certo punto, ho anche smesso. Poi ho capito che mi veniva facile e che ero molto più brava dei miei coetanei. Così ho ripreso a suonarla con passione. Ma, ancora oggi, non mi considero una chitarrista. Mi sento musicista, nel senso più ampio del termine". Con due dischi allíattivo in poco più di due anni, Kaki King ha iniziato la carriera quasi per caso.

"Avevo preso il diploma alla NYU e non sapevo che fare" racconta. "Proprio in quei giorni cíè stata la tragedia dellí11 settembre. Ho trovato rifugio nella chitarra e nella musica. Ma non volevo che rimanesse una cosa esclusivamente mia. Così ho deciso di andarmene fuori: sostavo nei tunnel della metropolitana newyorchese e suonavo per la gente che passava. Notavo che molti si fermavano ad ascoltarmi, mi davano anche dei soldi, ma soprattutto mi chiedevano con sempre maggiore frequenza se avessi un album. Ho capito che era giunto il momento di registrare il mio primo cd". Detto, fatto. Kaki si autoproduce un disco con i denari racimolati lavorando come cameriera al Mercury Lounge, un bar con musica dal vivo che, per sua stessa ammissione, "è stato uníutilissima palestra. Vedevo un sacco di band suonare, ho conosciuto qualcuno dellíambiente e, quando ho presentato lì il mio primo lavoro, sono stata notata da un paio di tipi della Knitting Factory che mi hanno pure offerto di esibirmi al loro Tap Bar".

Lì, attira líattenzione di qualche producer lungimirante e quelle registrazioni diventano Everybody Loves You, suo album díesordio (2003) oggi disponibile anche in Italia grazie alla Mechanism Records che ne pubblica una versione arricchita con tre inediti e un nuovo artwork (vedi il sito www.kakiking.it).

Un paio di ottime recensioni (come quella del L.A. Weekly che di lei scrive che "è la più giovane e sorprendente musicista a emergere dopo decenni"), diverse aperture di concerti importanti (Robert Randolph, David Byrne, Kebí Moí, Marianne Faithfull, ecc), la partecipazione al Bonnaroo ("Un festival entusiasmante, unico, dove si respira un clima bellissimo") e soprattutto una fortunatissima ospitata nel popolare show di David Letterman fanno sì che il suo nome rimbalzi sulla bocca di operatori e appassionati. E che la lunga, solida e prestigiosa tradizione della chitarra acustica americana prosegua con rinnovato vigore.

"Quando ero piccola suonavo la chitarra classica, quella con le corde di nylon. Poi, per tutta la mia adolescenza, ho privilegiato la chitarra elettrica. Líacustica è venuta in un secondo tempo e non sono stata influenzata direttamente dai grandi maestri come John Fahey o Leo Kottke" spiega "piuttosto dai chitarristi della generazione successiva come Michael Hedges o Alex De Grassi. Anche se ci tengo a ricordare che il mio vero mentore è stato Preston Reed".

Fa piacere che la King menzioni il chitarrista di Warmonk, New York, che nei primi anni 80 godeva della stessa fama e popolarità dei più celebrati interpreti della 6 corde acustica ma che poi è stato colpevolmente ignorato dai più.

"Non mi piace nominare altri chitarristi" vuole precisare Kaki "specie quando si parla del mio stile: è difficile e rischio di dimenticare qualcuno. Ascolto così tanta musica che è davvero arduo riuscire a dire chi mi influenza e come".

Certo che, ascoltando accordature aperte, tapping sul manico, líuso di armonici e di triplette oltre alla già citata attitudine percussiva e sincopata, la sua tecnica sembra proprio mutuata da quella del grande Michael Hedges. Come Michael, anche Kaki compone in modo assolutamente spontaneo ("A volte non ci penso nemmeno, i giri o i pattern sgorgano in modo naturale mentre suono. Da lì, sviluppo vere e proprie composizioni"). Come Michael, la King pone grande attenzione alla ricerca dei suoni e allo sviluppo di melodie e atmosfere rarefatte ma di straordinario fascino e seduzione.

Kaki desidera inoltre sottolineare che per lei "fare musica è quasi un bisogno fisico. Mi rendo conto che il ruolo del musicista professionista comporta doveri e obblighi. E che, in tale ottica, non è giusto concentrarsi solo su sé stessi. Ma non posso neppure negare che, su di me, la musica continua a esercitare un grande potere terapeutico: mi aiuta a vivere meglio".

"Negli ultimi mesi" prosegue Kaki "sto vivendo sensazioni contrastanti. Da una parte capisco che il mio chitarrismo è migliorato, che riesco a suonare con facilità e senza sforzo. Dallíaltra, sento che cíè troppa chitarra nel mio mondo. Anche per questo, sto provando a cantare e voglio trovare una voce giusta per interpretare le mie canzoni".

Al momento, la composizione sembra quindi essere il lato della musica che attrae maggiormente la giovane musicista newyorchese. "Direi di sì, anche se le emozioni che si provano quando si è su un palco sono assolutamente impareggiabili".

Dopo la pubblicazione di Legs To Make Us Longer (suo secondo lavoro per la Epic), la King sta già prendendo in considerazione líidea di un nuovo album.

"Ma non so ancora come sarà" dice. "Di certo, se voglio cantare, devo trovare un equilibrio tra la mia voce e il mio stile chitarristico, al momento troppo elaborato e complesso per sostenere il canto".

Sveglissima e con uno sguardo furbissimo che ti fa capire che non tollera imprecisioni o domande banali, Kaki è una che la sa lunga anche sulle sue ambizioni future.

"Questa piccola tournée in Francia e in Italia mi sta facendo capire tante cose" dice facendosi seria. "Ad esempio, apprezzo molto líattenzione e il rispetto che il pubblico europeo ha nei confronti di artisti che non conosce. In America, ho suonato spesso come opening act di importanti rockstar e la gente mi seguiva in modo distratto, a volte sopportandomi a malapena. Il palco è e, mi auguro, continuerà ad essere la mia vita anche se, in tutta franchezza, non mi vedo a 60 o 70 anni continuare a suonare le cose che sto facendo adesso. Mi auguro proprio che la mia musica si possa evolvere".

"Ci sarebbero tanti artisti con cui mi piacerebbe collaborare" rivela anche se subito dopo ammette con umiltà che "alcuni di loro sono autentiche leggende e io una giovane e piccola chitarrista acustica".

Una chitarrista con, tra líaltro, uníirresistibile voglia di batteria. Tanto che, mi viene spontanea la provocazione finale: se ti chiamasse Jack White? Forse ha bisogno di una batterista un poí più brava e solidaÖ che ne dici?

"No comment" mi fa lei sfoderando quel sorrisino ammagliante e divertente quanto i suoi bollenti lick chitarristici.
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"Metronome" Kaki King suona dal vivo"
Il Concerto - 7 Maggio 2006 - La Nazione, Umbria



Montone - E' la piu' sorprendente chitarrista-compositrice che si sia mai vista da piu' di dieci anni a questa parte. E' Kaki King (nella foto) che questa sera illumina il cartellone di "Metronome" con uno strepitoso concerto al Teatro San Fedele di Montone. Con la sua voce e la sua chitarra acustica e con Matt Sheehy a fare da supporter, Kaki cantera' e suonera' con quella sua musica tanto contradittoria quanto lo e' New York, la citta' dove si trasferi' dalla nativa Atlanta e di cui rappresenta l'essenza piu' contemporanea. La svolta musicale per Kaki arriva infatti con l'11 settembre 2001, quando la tragedia la spinse a decidere velocemente sul suo futuro. Cercando un sistema per mantenersi, prese la chitarra e comincio' a suonare nella metropolitana, rivelandosi artista spontanea ed originale. Da li' la carriera decolla: nell'aprile 2002, il Mercury Lounge tenne un party per presentare il Cd che Kaki aveva assemblato dalle sue performance in metropolitana. Subito dopo arriva la pubblicazione del suo primo album "Everybody Loves You" che porta il Lost Angeles Weekly a definirla "la piu' sorprendente musicista che emerge dopo decenni". Da allora ha suonato incessantemente collezionando una fitta agenda di impegni in tutto il mondo e riportando l'arte della chitarra acustica solista alle origini, con una frenesia che si identifica con il temperamento della sua generazione.
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KAKI KING SUBWAY GIRL

Chitarre Magazine - Febbraio 2006
Di Luca Sghirinzetti

Kaki King e' una ragazza minuta, ma con grinta e sicurezza da vendere, e il suo sguardo intelligente e profondo sembra avere lo stesso estro della sua musica. Sulla terrazza panoramica dell' hotel Galles di Milano, la ventiseienne georgiana - trapiantata a New York - sembra non preoccuparsi molto degli impegni di promozione e non riesce a stare senza suonare. Un po' a malincuore, ripone la sua Ovation dopo una curiosa "Yellow Submarine", e si presta alle interviste. Viene spontaneo parlare della sua tecnica strabiliante, di quella creativita' non comune che la porta a comporre con attitudine esploratrice, profonda, complessa e a volte contraddittoria. Ma se si immagina una ragazza che dedica tutto il suo tempo allo studio, ci si sbaglia.

"La verita' e' che non studio molto", confessa. " Di solito il modo per far suonare bene i miei pezzi e', dopo aver trovato l'idea alla base della canzone, suonarli infinite volte per impararli. E poi io sono a.d.d. (attention deficit disorder, deficit di attenzione)...Per me, stare seduta a studiare per sei ore al giorno e' impensabile! Poi quando sono sul palco generalmente non faccio strafalcioni, ma non sono neanche immacolata nell'esecuzione! E ti diro' di piu': non lo voglio neanche essere."

Anche sul metodo di composizione Kaki sorprende, ammettendo che non ne ha uno: "Se dicessi che vedo una cosa e la descrivo con la musica mentirei. Il mio modo di comporre ha a che fare con quello che il mondo esterno esercita su di me, con le cose che mi rendono triste, che mi fanno arrabbiare o che mi confondono... E' li che nasce tutto, nel raccontare l'aspetto emotivo di una storia. E lo scopo non e' di fare 'sedere' l'ascoltatore, ma di scuoterloemotivamente. Credo che Everybody Loves You sia il mio lavoro piu' bello. Proprio perche' ero cosi' innocente e scrivevo musica senza motivo.

Lo spontaneismo compositivo e' in effetti un altro aspetto tipico dei suoi brani, e il paragone con quello di Michael Hedges, o con lo stile di Preston Reed e' quasi obbligatorio. "Preston e' un mio amico e sono stata sua allieva, anche se per un breve tempo, qualche estate fa. Ho sempre dichiarato che il mio tapping e' ispirato a lui ! Invece e' curioso che mi paragonino a Michael Hedges come se lo conoscessi alla perfezione, o come se lo amassi piu' di ogni altro chitarrista: la realta' e' che non conoscevo davvero la sua musica! Cero, ritengo che sia un onore essere paragonata a personaggi del genere, ma il mio obbiettivo non e' essere un'altro Hedges, o qualcun altro...e' solo suonare!."

E non accetta il ruolo, come qualche critico le ha attribuito , di ultima erede della tradizione fingerstyle: "Alcuni avrebbero voluto che lo diventassi, ma io ho voluto di piu', e tuttora voglio crescere. Non credo che questa (il fingerstyle) sia una tradizione che abbia bisogno di essere protetta, come se fosse una cosa preziosa... Sono stata fortunata nell'apprendere questo stile, ma la mia vita musicale non e' legata solo a questo genere."

Il suo primo lavoro, Everybody Loves You (2003 Velour Music, dalla fine del 2005 disponibile in Italia grazie a Mechanism Records), raccoglie brani scritti in varie fasi della sua crescita, una delle qualie e' l'esperienza di New York, dove si e' trasferita per studiare alla NY University. Sconvolta dall' 11 settembre, e incerta su cosa fare con la sua laurea, si trova a riabbracciare la vecchia passione per l'acustica, da tempo accantonata per il suo altro grande amore: la batteria. E cosi' Kaki suona spesso nel metro, strabiliando con il suo stile eclettico, percussivo e ipertecnico. La sera lavora come cameriera presso il Mercury Lounge, fucina di talenti newyorchesi, e palestra musicale di Kaki:Finche' un suo cd arriva alla Knitting Factory. Per Kaki e' il primo contratto al Tap Bar e il primo passo sulla strada verso l'album di debutto. Il resto e' storia di un successo fulmineo: importanti concerti come supporter, apparizioni televisive, tra cui quella al David Letterman Show, il secondo lavoro Legs To Make Us Longer (2004 Epic/SonyBmg, ancora inedito in Italia) e tournee' internazionali ne sanciscono a pieno titolo l'ingresso nello stardom chittaristico.

Una bonus track di Everybody Loves You - "L Train , 1st Ave Low" - riguarda l'esperienza di New York, e del suonare nella subway. Brano triste e dark dal sapore post-rock. Le chiedo se davvero e' stata un'esperienza cosi' triste.

"Quel pezzo l'ho registrato, proprio in metro, e il rumore di treno che si sente e' reale! Be' si, il brano e' triste, ma non parla della tristezza di quell'esperienza, che nel complesso e' stata positiva."

Kaki e' anche un'ottima batterista, e componendo 'pensa' in termini batteristici. Prima il groove, affidato ai bassi, eventualmente la percussione della cassa, poi la melodia. La chitarra e' entrata pero' prestissimo nella sua vita, per essere poi riscoperta in eta' adolescenziale.

"Ho iniziato a suonare verso i quattro o cinque anni, ma presto mi sono stancata. Crescendo, ho riscoperto la musica e ho cominciato a prendere delle decisioni, a cominciare dal cosa volevo ascoltare! Verso l'adolescenza o cominciato ad ascoltare la radio e ho detto "wow"! Sentivo delle cose della Motown, come i Four Tops, che mi facevano letteralmente impazzire. Volevo diventare elettrizzante allo stesso modo!"

Oggi ha in cantiere un nuovo album, suona molto anche l'elettrica e la lap steel, canta - molto bene, come si intuisce da Leg To Make Us Longer - e punta ad una crescita artistica che si preannuncia notevole. Aspettiamo con ansia, e con piacere gustiamo ancora una volta Everybody Loves You.
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KAKI KING
Una rivelazione a sei corde - Intervista


di Magda Di Genova, Onda Rock webzine

Giovane rivelazione del panorama chitarristico internazionale, Kaki King è ormai una star negli Usa. Può già vantare collaborazioni di prestigio, con David Byrne, Marianne Faithfull, Mike Gordon, Charlie Hunter e molti altriÖ E Acoustic Guitar Magazine l'ha anche segnalata tra i migliori chitarristi dell'anno. Ecco l'intervista che ci ha rilasciato in esclusiva

Kaki King è una ragazza deliziosa, che sorride deliziosamente, deliziosamente glissa su alcune domande e accetta di rispondere, deliziosamente e laconicamente, ad altre.

-Mi racconti di quando hai incontrato 50 Cent? (Kaki ha recentemente dichiarato: "Quando 50 Cent mi ha autografato le tette, ho avuto un orgasmo.")

No. Questa è un avvenimento privato che riguarda me e "tesoruccio".

- Tra le influenze musicali hai sempre citato Stravinsky, Debussy e Prokofiev. La musica classica davvero influenza il tuo modo di fare musica o influenza semplicemente te come persona?

Non sono la persona più adatta a giudicare quali influenze si possano sentire nella mia musica. In ogni caso sono una grande ascoltatrice e amante della musica classica.

- Il tuo ultimo album, "Everybody Loves You", è stato prodotto da David Torn. Non è stata una sorpresa, un'ottima scelta. Hai già in mente chi produrrà il tuo prossimo disco? Posso suggerire Billy Sheehan?

Ö

- Va bene. Ci sono due canzoni che hanno sempre catturato la mia attenzione: "Nails" (inclusa nell'album come traccia fantasma perché l'etichetta non voleva che il disco contenesse 12 canzoni. Almeno, questo è quello che si dice in giro) e "GWOT" (che sta per "Gobal War on Terrorism"). Ti va di parlarmene?

"Nails" è la canzone migliore dell'album.
"GWOT" è la mia prima canzone suonata con la lap steel e ne vado abbastanza fiera. Vorrei averla registrata ora perché sono diventata molto più brava a suonarla.

- In una vecchia intervista ho letto che non scrivi mai le note di una canzone: la suoni e la impari a memoria. Segui ancora questo metodo di composizione o è cambiato, magari preparando questo tuo disco più recente?

Stesso sistema. Occasionalmente registro qualcosa se sto lavorando a parti multiple, ma non annoto la musica. Se mi rimane in testa, significa che vale la pena di farne una canzone.

- Quando capisci che una canzone è finita e come ne decidi il titolo?

Quando l'etichetta discografica mi dà una scadenza.

- C'è un segreto per raggiungere, come sei riuscita tu, un discreto successo pubblicando dischi strumentali e minimali?

Devi essere molto telegenica.

- Hai iniziato a esibirti suonando nelle stazioni della metropolitana. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Quanto a lungo riesco a stare in piedi a suonare la chitarra prima di aver bisogno di fare pipì.

- Mi parli del progetto "KanD"?

"KanD" è l'abbreviazione di "Kaki e Dan".
Dan (Treut) è il batterista più folle che abbia mai conosciuto.
Alcune volte io suono la batteria e lui la chitarra. In questo caso ci chiamiamo "DanK".

- Il tuo sito web è delizioso. Quanto ne sei coinvolta e chi ha avuto l'idea delle torte?

Ha pensato a tutto il mio amico Brian Ponto. È adorabile, vero? Adoro essere un cartone animato...
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La talentuosa King a Messina

La giovane chitarrista domenica al Rombo

Fino a non molto tempo fa si esibiva nella metropolitana di New York


di Tito Cavaleri , Gazzetta del Sud, 2 Maggio 2006

MESSINA - La chitarrista newyorchese Kaki King sara' ospite del Rombo, domenica 14, per un concerto evento in cui presentera' l'album d'esordio "Everybody Loves You" (esclusiva per l'Italia in edizione speciale con 3 bonus tracks). Nuova giovane star scoperta dalla Epic/Sony che l'ha prelevata direttamente dalla metropolitana della Grande Mela (dove lei con l'acustica al collo si guadagnava da vivere) per puntare su un autentico talento innato. Chi non ha ancora sentito parlare di Kaki King sara' presto accontentato come gia' successo negli USA dove il suo modo di impazzare sulle corde ha gia' seminato migliaia di fan. Parliamo, a quanto pare, di un vero fenomeno che persino il "New York Times" ha definito come "la piu' sorprendente esordiente degli ultimi dieci anni".

A portarla in Italia per promuovere il disco nell'anteprima siciliana ci ha pensato l'etichetta Mechanism Records del produttore messinese Chris Di Mauro. Gia' nell'ottobre scorso l'artista americana aveva suonato a Milano nell'ambito della rassegna "Acusticamente", concerto da "sold out". Lo stile, vicino a quello dei chitarristi Michael Hedges ed Alex De Grassi della leggendaria Windham Hill, e' stato apprezzato da moltissimi esperti anche su riviste specializzate come "Acoustic Guitar" e "Frets" che le hanno dedicato la copertina parlando di "futuro della chitarra acustica". Il videoclip dell'ultimo brano "Playing with Pink Noise", e' stato in programmazione su All Music, Rock TV e MTV (nei cui studi si e' gia' esibita dal vivo). Jam le ha riservato addirittura quattro pagine nello scorso numero di dicembre; il disco e' stato presentato poi a Dispenser su Rai Radio Due. Della virtuosa chitarrista si sono occupate anche le riviste Donna Moderna, Maxim, GQ. Infine, di recente, e' stata gradita ospite del famoso David Letterman Show con tanto di ritorno in termini di celebrita'. Per lei, la chitarra e' uno strumento a percussione proprio come la batteria (che suonava con la band della scuola). E c'erano certamente delle chitarre in giro per casa ad Atlanta dove il padre, avvocato, e amante della musicale le trasferi' la passione, poi messa a frutto a New York dalla piccola Kaki. Ad accompagnarla sul palco, domenica sera, sara' il leader dei Gravity and Henry, Matt Sheehy che aprira' il concerto.
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KAKI KING IN CONCERTO
Alla Casa 139 di Milano


InSound Magazine - Giugno 2006
di Max Pontrelli


Avevo letto di lei sulla stampa americana e ultimamente la sua foto e' comparsa su diverse testate. Kaki King ha sollevato un bel po' di curiosita': il suo stile pirotecnico, basato sull'utilizzo della tecnica del tapping abbinata all'uso percussivo di diverse parti della cassa della chitarra, ha entusiasmato molti. Al concerto milanese ha proposto un repertorio anche cantato, composto quasi esclusivamente di pezzi originali (una cover di Morrisey degli Smiths) a un pubblico non composto solo dai "soliti chitarristi", ma abbastanza etereogeneo. I pezzi strumentali hanno confermato uno stile che attinge da diverse influenze. La sua passione per il chitarrista Preston Reed traspare ad ogni brano, alternata a frasi dal sapore latino e folk: le mani volano sulla tastiera in groove ritmici conditi con piccoli temi che si susseguono forse un po' monotoni.In piu' Kaki utilizza una loop station per creare una base musicale composta dalla sovraincisione ciclica di parti suonate anche in modo percussivo. Questo stratagemma ormai un po' inflazionato crea curiosita' nel pubblico, ma spesso viene proposto in modo prolisso, facendo calare la tensione dello spettacolo. Bisognerebbe proprio che qualcuno si inventasse un modo diverso di dare varieta' alle performance suinate in "solo".

Kaki alterna la sua fida chitarra acustica ( un modello Adamas - Ovation che porta la sua firma e costruita su sue specifiche ) con una lap steel Gretsch-Syncromatic a sei corde, utilizzata con l'aiuto di un paio di effetti a pedale (tremolo e riverbero).

I brani eseguiti sulla lap steel sono di ampio respiro, aiutati dalle accordature aperte e spesso sospese. La steel guitar apre orizzonti evocativi: il suono etereo, riverberato e con tremolo mi ricorda vagamente Daniel Lanois. La loop station interviene anche qui e crea tessuti sonori anche complessi, ma forse la semplicita' non e' di casa per Kaki King, che improvvisa nuovi intrecci a ogni passaggio e finisce il brano al culmine delle parti sovrapposte. Il pubblico apprezza e le concede qualche brano cantato conuna voce molto dolce e sussurrata supportata da un arrangiamento molto semplice e efficace.

E' vero che gli americani hanno un approccio alla canzone che ha fatto scuola nel mondo, ma sentire un buon pezzo cantato fa sempre gran piacere e va riconosciuto a Kaki King di avere qualcosa da dire in questo senso.

La ragazza e' in continuo fermento artistico e sull'ultimo cd ha suonato con successo tutte le parti di batteria. Mi piace pensarla come un'artista in evoluzione, che a volte si accompagna con la chitarra, mentre altre utilizza lo strumento per cercare una forma musicale che forse e' ancora in embrione.
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KAKI KING
Everybody Loves You
Mechanism Records

Chitarre Magazine - Gennaio 2006
di Luca Sghirinzetti

Due anni dopo la pubblicazione americana esce in Italia il debut-album, autoprodotto, della migliore allieva di Preston Reed. Premesse degne di un exploit. In effetti, Kaki King - cui riescono spontaneamente 'prodezze' come melodie a due mani e 'tapping' estremi - dimostra di essere in grado, tecnicamente e musicalmente, di espandere gli orizzonti della chitarra fyngerstyle. L'iniziale "Kewpie Station" e' l'emblema dell'orchestralita' di Kaki. Il basso suonato con la sinistra, gli armonici 'pescati' in tapping, uniti alla percussione della cassa generano un'onda ritmica che sembra provenire da una drum machine. "Carmine st." osa altrettanto: basso e melodia sono in tapping, mentre le unghie cercano nuovi suoni grattando la cassa. Tra i momenti slow, incanta il chord-melody di "Night After Sidewalk". L'album rivela un irriducibile spontaneismo compositivo e grande naturalita', ed e' percio un piccolo gioiello: tante parti sono state registrate di getto (come la diafana ghost track) e non deve stupire che alcune idee siano di difficile assimilazione. La musicalita', spesso atonale, di Kaki segue logiche intimistiche e inafferrabili - verrebbe da pensare ad una certa prog-fusion, come nella titletrack o nei viaggi cosmici di "Joi" e "Fortuna" - ma il tentativo di comprendere e' una sfida piu' che stimolante. L'edizione italiana offre tre bonus, tra cui l'espressionistica "L-Train, 1st Ave: Low", registrata da Kaki in una staziione del metro' di New York.
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KAKI KING
Dalla Metro alla TV a suon di tapping
Guglielmo Malusardi, Axe Magazine - Marzo 2006

Katherine King, meglio conosciuta con il nomignolo Kaki che lei stessa si diede da piccola data l'impossibilita' di pronunciare il suo nome per intero, e' una delle giovani rivelazioni della chitarra acustica. Grazie al profondo interesse per la musica che si respira in famiglia, Kaki a quattro anni prende lezioni di chitarra classica; il rapporto con la sei corde inizia, pero', nel peggiore dei modi e dopo un solo anno decide di smettere e provare con la batteria (strumeno che ancora suona). La passione per la chitarra riaffiora verso gli undici anni quando si entusiasma per Johnny Marr (ex-chitarrista degli Smiths) e Graham Coxon dei Blur; piu' tardi, l'ascolto di artisti come Michael Hedges, Leo Kottle, Preston Reed e Alex De Grassi sviluppa in lei un profondo interesse per il fingerstyle. Trasferitasi a New York per motivi di studio (e' nata ad Atlanta), Kaki comincia a suonare nei gruppi scolastici e all'indomani dell'attacco terroristico dell' 11 Settembre decide, come segno di ripresa e rinascita intellettuale, di imbracciare lo strumento e andare a suonare in metropolitana. Ben presto comincia a farsi conoscere e apprezzare, registra un demo di pezzi scritti negli anni del liceo che le permette di avere il suo primo ingaggio al famoso locale "alternativo" newyorkese Knitting Factory. L'abbiamo intervistata per voi in occasione di un concerto realizzato a Milano.

Parlaci dei tuoi inizi : hai iniziato con la batteria ?

No, il primo strumento e' stato una chitarra regalatami dai miei genitori. Poi verso i nove anni, ho suonato la batteria.

A proposito di batteria, come mai, secondo te, molti chitarristi hanno iniziato suonando questo strumento ?

La batteria e' un grande strumento da imparare per ogni musicista; ti insegna tantissimo in termini di timing e feel. Diversi musicisti che ho incontrato, non solo chitarristi, hanno imparato a suonare la batteria.

Quali sono stati i chitarristi che ti hanno influenzato nello sviluppo del tuo stile ?

Questa domanda non ha molto senso per me. Mi chiedono sempre quali chitarristi mi abbiano ispirato, ma posso dire che la musica di Bjork, Depeche Mode e Ciaikovsky (compositore russo del periodo tardo romantico, NdR) ha contribuito allo sviluppo del mio stile piu' di ogni altro chitarrista.

Fra le tu passioni citi tre grandissimi compositori come Stravinskij, Debussy e Prokofiev (fine '800, primo '900; NdR). Cosa puoi dirci a tal proposito ?


Mmm, Stravinskij a volte mi fa sentire come se tutti i muscoli del mio corpo si stringessero a tal punto che potrei schioccare come una frusta: ascoltare La Sagra della Primavera e' come sostenere un duro allenamento che stressa ogni muscolo. Alla fine, ti senti spossato, ma rilassato e soddisfatto con la consapevolezza che qualcosa in te e' cambiato.

Parlaci delle tue influenze non chitarristiche.

Ascolto qualsiasi cosa, raramente album di chitarristi. Ultimamente ascolto gruppi tipo Mouse on Mars, Boards of Canada, Sigur Ros ed altre trippy electronic bands (gruppi che si avvalgono dell'elettronica e spaziano dall'ipnotico al groovy, NdR). Il mio preferito e' quello dei Lush (band inglese formatasi alla fine degli anni '80, NdR), anche se non sono piu' insieme.

Dalla tua biografia e' evidente l'importanza del soggiorno a New York. Vuoi parlarci di questo periodo e di come hai sviluppato le tue tecniche ?

Agli inizi per me New York era un posto triste in cui mi sentivo estremamente sola. Ho passato molto tempo scrivendo pezzi.

Nei tuoi esordi hai suonato nella metropolitana...

Mah...Niente di speciale, solo una ragazza piccola che suonava nelle stazioni della metro. Ho suonato molto e raccolto un po' di soldi. La musica nelle stazioni della metropolitana e' una componente della cultura newyorkese e mi sentivo bene nel farne parte.

Parlaci del tuo primo disco, Everybody Loves You

L'ho messo insieme nello studio di un amico...E' un album veramente innocente perche' mentre incidevo non avevo proprio idea di quanta gente avrebbe potuto ascoltarlo.

Nei concerti e nel video di Playing With Pink Noise dimostri una certa presenza scenica. Come hai lavorato su questo aspetto ?

Direi che la presenza scenica e' qualcosa che si deve assolutamente imparare nel tempo. La qualita' dei miei spettacoli migliora molto quando ho un pubblico che interagisce con me, mi viene piu' facile raccontare storielle e fare qualcosa di divertente.

Nel disco ti sentiamo anche cantare, suonare la chitarra elettrica e la lap steel...

una chitarra da sola dopo un po' annoia, bisogna speziare aggiungendo elementi differenti.

Nelle tue performance c'e' spazio per le improvvisazioni ?

Apro sempre i miei spettacoli con un'improvvisazione e spesso creo un pezzo con la lap steel su un loop che realizzo al momento.

Alcune domande tecniche: le unghie della mano destra sono piuttosto lunghe: usi degli indurenti? Inoltre, nel tapping, non ti ostacolano ?

Uso uno smalto acrilico per rinforzarle, ma le taglio sufficentemente corte affinche' non mi creino problemi durante le esecuzioni in tapping.

Parlaci delle tue chitarre e della loro regolazione.

Suono chitarre Ovation accordate molto basse.

Quali accordature usi e che tipo di corde usi ?

Come dicevo accordature molto basse, a volte abbasso il mi (6°corda, NdR) fino a si (qui la ragazza ci prende in giro: le sue accordature sono molto piu' inusuali! NdR) utilizzo mute di corde light gauge.


Descrivici il tuo rig sul palco: amplificazione, effetti...

La mia Ovation entra direttamente in una D.I:, niente preamplificatori, Con la lap steel entro in un pedale volume, poi in delay, riverbero, octaver, una loop station Bosse, se non ho un ampli maneggevole, entro in un POD (Line 6, NdR), che da' al tutto un suono che mi piace molto.

Progetti per il futuro ?

Mangiare tanto pesce ed ibernarmi.

Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani ?

Sono americana, ma nel cuore italiana (detto in Italiano, NdA)

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Kaki King - Everybody loves you
Bridge Guitar

With her 23 years, a versatile renewing talent, Kaki King, knows on her own to surprise the established acoustic guitar scene. Of course you can say Kaki King, reminds one of Michael Hedges and PrestonReed and others, but she is not that dark as Hedges and grooves more than Preston Reed. On her now new released debut album ìEverybody loves youî, you hear very varied guitar playing techniques. From tapping, slapping, percussion and jaw-dropping techniques to passionate intimate melody line building, she knows to capture a listener.Kaki plays grooving melody line structure with altered tunings and deep bass lines. The bass line and melody line sounds if she has an extra bass player hired,but she really does her music all in her own. OnìKewpie Stationî she shows her rhythmic and percussive playing techniques with a deep penetrating bass-line. She really rocks. îSteamed juicy little bunî has some very nice jazzy patterns in an enormous groove in repeating patterns which make this composition very unique. ìNight after Sidewalkîis a more intimate composition played in a nice melancholic scenery. ìThe Exhibitionî is a very intimate touching composition and also ìJoiî is full with touching melancholic and experimenting music. îFortunaî is in my opinion the most touching, revealing and ethereal composition. ìEverybody loves you' is an interactive cd with also a video of Kaki, a photo gallery and an interview with her. Kaki King for me personal a revelation and certainly a talent we will hear a lot off, as she dares to explore the music, where others let go. Together with Alex Houghton, the best I heard this last years in acoustic guitar music!

Henk te Veldhuis
Bridge Reviews.

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Kaki King, Queen of the Acoustic Guitar

by Liane Hansen

Weekend Edition - Sunday, November 21, 2004 · Acoustic guitarist Kaki King honed her unusual fingerstyle technique playing in New York City subway stations. She does amazing things with the simple six-string: she slaps the wood, rubs the strings and hammers her fingers over the frets. In short, she treats her guitar like a percussion instrument, creating a sound that one reviewer describes as "somewhere between funk and flamenco."

She dropped by recently to visit with NPR's Liane Hansen, show off her distinctive style and talk about her new CD, Legs to Make Us Longer -- produced by another innovative guitarist, David Torn. And as a bonus, she played an untitled track that hasn't been released yet.

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Stuff at Night (Boston, MA)
3 Febbraio 2004

Wednesday, February 2004

Here at S@n, we don't just throw the word "swear" around like a pair of tattered, skid-marked undies (ewww). In fact, we're so fabulosly non committal, you'd have a tough time spotting even a few instances where we've sworn to anything at all. That's why what we're about to say is so shocking: if you've never heard Kaki King, we swear that you've never heard anything remotely like this before. The show tonight at Harpes Ferry (156 Brighton Avenue, Allston) will change the way you think about music forever. Straight from the subways of Manhattan comes a girl who can do things with a guitar you never thought possible, establishing herself firmly among the likes of Clapton, Page, and Hendrix. Thumbing bass lines, tapping melodies, and slapping beats, King is like an entire band rolled into one small and very, very cute package.

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Time Out - New York
29 Febbraio 2004

Joe's Pub. 9:30pm, $12. Kaki King's recent debut, Everybody Loves You, reveals a knowledge of the acoustic guitar's roots (Fahey and the some) that belies the musician's 23 years, but she doesn't stop there - think Leo Kottle's chops spiked with Ani Di Franco's energy and attitude.




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Philadelphia Weekly
9 Dicembre Febbraio 2004

"Guitar Wizard" - it's a term usually reserved for splatter-painted Ibanez shredders or nylon-string beard enthusiasts in fisherman knit sweaters. You know - dudes who flicks notes fast and furious off nitro-powered fingers, but can't find the soul in their echo chamber. Kaki King is different. As a player, she finger-pick melodies from behind a sly smile. But her compositions are also infused with striking warmth, and a sense of inclusion that's often missing from instrumental guitar. For King it'snot a clinic it's just good music. (Johnny Loftus)


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Fairfield County Weekly
18 Marzo 2004

Nobody's Freak

>Twenty four-year-old instrumental guitarist kaki King wants the world to focus on her music, not her nifty playing techniques.

By Brita Brundage

Kaki King talks with the snide disinterest of one already jaded by a lifetime of fame. Outside musician circles the 24-year-old acoustic guitarist and composer is more critic darling than household name, and she's clearly sick of answering questions about her "innovative technique".

When asked to describe the various ways she makes her Ovation sing, King answers: "Well, I stand on my head, I pick up the guitar with my feet and play with my nose-hairs.

I don't know, it's kind of likethe more I talk about the technique the more retarded it sound. So it's just like, for me, it's almost 90 percent traditional finger-style guitar playing. Then there's a little bit of using the body of the guitar as a drum, which really isn't that snazzy, either.
What impresses people are those moments of flair when King uses both hands to play bass and high-fret-taps on the neck of the guitar or slaps out a percussive backbeat while still finger-picking the melody. But, for her, such technique is just a means to an end and it's the end - the music - that counts.

Her 2003 album, Everybody Loves You recorded at friends' studios beginning in 2000 when king attended New York University - is full of striking-moments. These songs are complete compositions that don't overstay their welcome. they suggest and retreat with equal part delicacy and force. On 2steamed juicy little bun" a bass line collapses and pauses for quick jazz progressions, alternating deftly, one chasing the other's tail. A darker melody on "carmine st." evokes a windy, rainy space between buildings, someone walking slowly down an alley with lots on their mind. Eventually the slap is added and therecomes a sound of a slow scratch down a string (the sound, almost of a car rushing past), without breaking the mesmerizing effect. She wear thick acrilic nailson her picking hand which provide the rich, full sound and impede only a little on the oercussive tapping; she alsp play in a variety of alternate tunnings. But, mostly, it's the finger-picking one hears. On "the exhibition", her lulling strings are almost trance-inducing. Kaki King may have begun playing drums in punk and Brit-pop bands and adding lead guitar instrumentals to singer-songwriter 's tunes, but she's emerged as an emotional instrumentalist. musician whose songs are both beautiful and sad.
she developed her skills playing in the New York subway and found ways to let songs lead her,playing any way she could find to create the sound she wanted.
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Patriot Ledger
30 Gennaio 2004

Kaki King contemplate more than rock 'n' roll

When Kaki King play guitar, a picking performance becomes an exercise in percussive histrionics. A diminuitive and modest performer, she lets her intensely honed technical prowess and penchant for writing inspired instrumentals form a stage personality that suggest a rock 'n' roll education but also brims with a contemplative, Pat ;etheny - esque feel.

"It's all really just me," king said, as modest talker as she is effusive a player. " I spent many years learning a different style of guitar playing and other instruments, and finally putting all togheter". Twenty-four years old and originally from Atlanta, she's an unassuming dazzler, and her Wednesday night appearance at Harper Ferry in Allston will no doubt drop a few more jaws from those who aren't converts already. Her instrumentals range from the Michael Hedges - like freewheeling found in "Night After Sidewalk", to "Kewpie Station", a fast -paced exercise that recalls similar virtuosos lik Leo Kottle and Keller Williams, and funky innovators like Preston Reed. Both tunes appear on King's 2003 debut release "Everybody Loves You" - as engaging a solo guitar album as any to appear in the last few years. king's inflences are appropriately ecletic and she draws inspiration for her songwriting that's as varied, she said, as The Smiths adn Stravinsky.

"Musically I'm all over the map" she said. "You find it in a weird places and strange parallel chords that might sound simple for that genre, but when you put it on a guitar, it's like, whoal!"

Listening to "Everybody" reveals a composite of sounds: King's command of rhythm allows her to integrate bass lines and freehand - percussion with her melodic leads. " I use the body of the guitar as a drum", she explained. "I'll turn my left hand over the neck and use tapping and almost make it sound like a different instrument. some of itis deceptively simple. Many of Kin's first gigs were at New York City subway stops, an experience, she said, that gave her a lot of insight into her listeners.

"It taught me weird fundamentals about audience appreciation", she said. " A lot of people get spooked by how loud and tough it is. But you understand that some people are paying rapt attention and are interested. In terms of physical and mental difficulties about performing in front of an audience, I learned a lot".

Chad Berndtson - The Patriot Ledger


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Kaki King: Picking Her Own Style
Shane Handler
Monday, December 15, 2003

Kaki King knows sheís a damn good acoustic guitar player, and guitar playing is exactly where the pick stops for her.

ìItís weird, I like to sing and I like to do karaoke,î Kaki says in a voice that emits a small splash of sassiness to complement her tiny, five-foot frame. ìIf I wanted to do the singer-songwriter thing, I might as well quit. Iím trying to tell a story with just a song.î

And those instrumental passages spoke volumes as the past two years proved to be a concise breakthrough for this 24-year-old burgeoning star. Graduating from playing subway tunnels shortly after September 11th, she quickly moved on to the cozy confines of New York City clubs, and eventually earned opening slots for Soulive, Mike Gordon, Charlie Hunter, Marianne Faithful, David Lindley, and the Flaming Lips. And even garnered a set at the Bonnaroo Festival, followed by an invite to be the musical guest on ìLate Night with Conan OíBrien,î this past autumn ó quite a year indeed.

Last year, Kaki recorded a collection of songs she had written back in her college years ó entitled Everybody Loves You. Self-described as ìa compilation of different musical thoughts I had while trying to mess up everyoneís idea of how the guitar is played, î it becomes quickly evident that conjuring peopleís association with the guitar is just what she accomplishes in a live setting.

On stage, sitting in a humble chair next to a tiffany lamp which rests atop a rustic stool, her music dictates a welcoming aroma. An invitation to take comfort in her company, allowing one to fully ingest, using all of the senses, something absolutely original - making a Kaki King performance a worthwhile time sake. Her listeners, fitting no specific genre box, stare intently at this small, yet musically outspoken musician, as she doses the theater with a variety of slap-happy melodies.

ìThatís the most new-agey thing youíll hear tonight, so I hope you enjoyed it. The rest will be hip-hop,î she jokes after playing the meditative number ìCarmine St.î Despite her delicate and nimble technique (which she credits to pre-show jumping jacks and push-ups) along with a style that might draw technical guruís to dissect her approach, Kaki would appreciate diversity over genre explicit ears.

ìUnfortunately, if either of those audiences are there to see new-age music or if they are there to see technical music that I would tell them to go home,î Kaki says. ìWhat I want to do is move people, freak them out, and make them cry. Iím not going to do it through pretty guitar sounds, and Iím not going to do it through technique. Itís going to happen, if at all, through compositionÖthatís what Iím struggling with, to write beautiful compositions that last beyond the technical or beautiful sound to them.î

Due to her appearance at Bonnaroo as well as shows opening for many ìjamî friendly acts over the past year, like Soulive, the Slip, and Mike Gordon, Kaki is proud to have the younger, adventurous group on her side, explaining, ìitís good, although itís not what Iím about, or the music I relate to, but itís a group of people who are just down, and can freak out to almost anything.î

Developing a ìcan you top thisî book of unorthodox guitar techniques and altered tunings, she is quickly redefining the way we listen to and generally perceive acoustic guitar. Although her primary influences involve six string acoustic honchos, Leo Kottke, Alex de Grassi, Michael Hedges, and Preston Reed, the primarily self-taught King is the first to admit what sheís doing isnít absolutely unique.

ìI didnít develop my own style, I learned from other people, listening to their records ó Alex de Grassi, Michael Hedges. I think Iím at the stage now, where Iím really trying to find my own voice. Thereís certain records that you put on and it just sounds like that guitar player. Iím still in the ësounds likeí phase, even though a lot of people havenít heard of these other players.î

Guitar is rarely considered a solo instrument, you have classical and flamenco guitar, alongside finger picking and folk. But itís a style that she became comfortable pursuing upon meeting Reed at the 1998 Swannanoa Gathering in Asheville, North Carolina. And so, began a style that King has used to transform herself into a prodigy by performing ìbackwardsî from the stuffy techniques found in your common ìhow toî book or instructorís lesson plan. Similar to playing the piano, Kaki places her left hand over the neck, so her middle three fingers can top out lines on the strings, freeing her right hand to continuously finger pick or move onto the neck and tap out its own lines.

By incorporating altered tunings into her repertoire, in echo of British pop bands like Smiths and Blur, the Kaki King style moved forward with a distinguished signature. On ìLate Night with Conan OíBrienî she performed, ìClose You Eyes & Youíll Burst Into Flames,î a song that nearly does just that, a string tapping fiesta, never losing its harmony, building up into a gregarious collective ìwow!î

Tonight, when she concludes the same song, she proudly reminds the audinece, ìI did that song on Conan OíBrien.î A grand achievement for someone who just a couple years ago, was over-indulged at having her own night at the jazzy Knitting Factory in New York City.

ìDid you like it?î asks a curious audience member, in retort to Kakiís remark about her national television debut.

Kaki reflects upon the experience, verbalizing about the appearance happening too fast to fully comprehend the illustrious opportunity. Although if 2003 is a harbinger, there will be many more moments for Kaki in the limelight. Much like her playing style, everything has indeed happened so undeniably fast.

ìI was on the road all year long and I finally got off. I came home and looked around at my crappy apartment and there was stuff everywhere, ìKaki explains about 2003. ìWhat is so weird is, if I wanted this when I was a little kid, and I was a singer and it happened, it would be totally different. But itís like all I really wanted was to play guitar and I still want that. I havenít really totally admitted to myself that I am a musician and this is my life now.î

Sometimes that sense of innocence makes all the difference.



Kaki King
Higher Ground - South Burlington, VT
Joe Adler
Monday, May 16, 2005

By expressing her personal emotions in a very powerful and profound way, Kaki Kingís style is purely unique. Her playing could be described as controlled chaos, with a hint of inward bliss, as both sadness and wonder fill the spaces within her compositions. She has truly developed her own style that is reminiscent of what it would sound like if Leo Kottke had a crush on Victor Wooten. By manically tapping and slapping out the rhythms on the body of her guitar, and then delicately finger picking her strings, Kaki King creates true juxtaposition.

The seated show at Higher Ground was heartfelt, as King played tunes from both of her albums, along with a few new ones. There was one point where King was delicately rubbing the top of her guitar, and you could close your eyes and think you were hearing a drummer slowly slithering across the snare with brushes. She even broke out a baritone guitar for a couple songs, which gave the sound of a bass and standard guitar playing simultaneously.

Highlights for the evening included the songs ìMagazineî and ìHappy As A Dead Pig In The Sunshine,î in which the title of the latter, she explained as meaning "giddy." King even jokingly sang a couple verses of Def Leppard's 80ís hit ìPhotograph.î Afterwards, she told stories about how she enjoys playing Def Leppard and Blondie songs in her spare time, which drew a round of laughs from the audience. It was during this dialogue, which King explained how she grew up listening to pop music and strives to write pop, which elicited even more laughter from the audience. During the last song of the evening, she brought out her lap slide guitar and quoted the famous Santo & Johnny song ìSleepwalk,î serving as a blissful cap to the night indeed.

Joe Adler is a musician based out of Burlington, Vermont. He performs regularly around the Burlington area with his band The Joe Adler Acoustic Project.

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Kaki King: Queen of Guitar
Musician opened for Kebí Moí Friday, Saturday at The Ark

By Luke Woods / Staff Writer
MONDAY, MARCH 22, 2004

At 23, guitarist Kaki King is quickly becoming a queen of strings.

King is currently on tour opening up for blues man Kebí Moí and his band. They played The Ark in Ann Arbor Friday and Saturday. I caught the Friday show.

King walked briskly into the room and sat down in a chair set center stage. Someone in the audience shouted, ìHey, your not Kebí.î

She responded, ìYouíre going to have to get through me first.î

She kicked off her 40-minute set with two sunny songs that alluded to her classical guitar background. King utilized her long nails to pick and strum, alternating between sweet and slightly crooked sounds. Both were pleasing to the ear.

The Atlanta native caught The Arkís sold-out crowd by surprise with her third tune, which simply rocked out. Using techniques similar to present-day players like Ani DiFranco and Keller Williams, King launched into a groove, simultaneously playing bass lines, neck-tapping out a melody and slapping her guitarís body like a drum.

She seamlessly shifted from classical to funk to blues to world beat, never singing but telling stories nonetheless. Though King did not offer any vocal accompaniment, she did speak up between songs, sharing colorful tales about an old blues guitarist back home in Georgia, the unique instruments Afghani musicians play and her inability to find somewhere she could buy a milkshake in Ann Arbor. By the end of her 40 minutes, the same people who said ìYouíre not Kebíî were asking King what her name was.

Kingís playing Friday nightógracefully altering volume, style, technique and tone at unexpected momentsóis indicative of the sounds on her sole album ìEverybody Loves Youî on the Velour Music Group label. She calls the record ìa compilation of different musical thoughts I had while trying to mess up everyoneís idea of how the guitar is played.î

The songs on ìEverybody Loves Youî were written between 1999 and 2002 while King was pursuing a humanities degree at NYU. When she wasnít in class, she was either playing in the subways or small clubs. Her experiences in New York endeared her to the city, and she decided to move there permanently.

That decision proved to be a good one, as she soon was getting gigs at renowned venues like the Knitting Factory and Irving Plaza. King has played with musicians like Soulive, Robert Randolph and Tony Levin.

She has gained respect from peers, critics and fans and has earned herself a busy spring and summer. King recently signed with Epic and will head to the studio in April. Her second album will be released some time this summer, and she will spend the warm months touring in its support, making stops at mega festivals like Bonnaroo and High Sierra.
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Bridge Guitar Reviews


Kaki King - Everybody loves you -2003
Velours Music Group.

With her 23 years, a versatile renewing talent, Kaki King, knows on her own to surprise the established acoustic guitar scene.
Of course you can say Kaki King, reminds one of Michael Hedges and PrestonReed and others, but she is not that dark as Hedges and grooves more than Preston Reed. On her now new released debut album ìEverybody loves youî, you hear very varied guitar playing techniques. From tapping, slapping, percussion and jaw-dropping techniques to passionate intimate melody line building, she knows to capture a listener.Kaki plays grooving melody line structure with altered tunings and deep bass lines. The bass line and melody line sounds if she has an extra bass player hired,but she really does her music all in her own. On ìKewpie Stationî she shows her rhythmic and percussive playing techniques with a deep penetrating bass-line. She really rocks. îSteamed juicy little bunî has some very nice jazzy patterns in an enormous groove in repeating patterns which make this composition very unique. ìNight after Sidewalkî is a more intimate composition played in a nice melancholic scenery. ìThe Exhibitionî is a very intimate touching composition and also ìJoiî is full with touching melancholic and experimenting music. îFortunaî is in my opinion the most touching, revealing and ethereal composition. ìEverybody loves you' is an interactive cd with also a video of Kaki, a photo gallery and an interview with her. Kaki King for me personal a revelation and certainly a talent we will hear a lot off, as she dares to explore the music, where others let go. Together with Alex Houghton, the best I heard this last years in acoustic guitar music!

Henk te Veldhuis
Bridge Reviews.
                                     
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