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![]() Club 8 "Strangely Beautiful" Strangely Beautiful is Club 8's best and most varied record to date. Their last album, Spring Came, Rain Fell, found the group treading water for the most part ó the sound was there but the songs and the imagination were not. On this album, the band's trademark blend of soft indie pop guitars, perky dance beats, melancholy synthesizers, and sweet and innocent vocals remains intact, but Johan Angergard, the chief architect of Club 8's sound, seems to have spent some effort trying to expand their sound a little. The work pays off handsomely and the album sounds full of life and energy. Songs like "I Wasn't Much of a Fight," with its insistent rhythm, spunky vocals from the usually docile Karolina Komstedt, and a very witty guitar line that quotes Little Peggy March's "I Will Follow," or the best song on the record, "Saturday Night Engine," an Angergard-sung dancefloor stomper that struts like ABBA meets Northern soul and features their most exciting and original arrangement to date, bounce with a newfound sense of excitement and focus. Even the songs that sound like Club 8 by-the-numbers ó such as the dreamy, melancholy "Cold Hearts" and the lilting "The Beauty of the Way We're Living" ó sound fresh. Maybe it is because Angergard has written his strongest batch of melodies yet. Other tunes include "The Next Step You'll Take," with its chiming vibes and lovely vocals, or "This Is the Morning," a brief and brokenhearted acoustic ballad sung by Angergard with Komstedt's angelic whisper backing him. It is nice to see a band that had started to flag turn it around so strongly and release the best record of their career. Club 8 fans and indie poppers should be overjoyed. All music - Tim Sendra |
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![]() Club 8 "Strangely Beautiful" Brani salvavita Ci sono giorni in cui il grigiore del mondo sovrasta ogni arcobaleno: sono quelli i momenti in cui è necessario un disco salvavita, qualcosa che entri in azione con la rapidità e solerzia di un sanbernardo nella tormenta e rimetta tutto al posto giusto. Nei vostri momenti ìnoî, il gruppo di cui potreste aver bisogno si chiama Club 8, due svedesi i cui nomi suoneranno ignoti ai più ma che tra gli avvertiti dellíindiepop ñ una realtà numericamente crescente anche qui da noi - sono ormai una precisa garanzia. Johan Angergard, vero factotum dietro la attivissima Labrador, e Karolina Komstedt, che ai brani dei Club 8 regala una voce di latte e miele, tornano a farsi sentire dopo il fortunato Spring Came, Rain Fell: ed è nuovamente un tripudio di levigata malinconia, di dolce oblio che chi già conosce la mercanzia sarà ansioso di ritrovare. Ciò che differenzia i Club 8 dai tanti gruppi che per intenti e sonorità possono essere loro accomunati è un equilibrio finissimo, che con il nuovo Strangely Beautiful i due puntano a mantenere e rafforzare: la varietà e la perizia degli arrangiamenti, líuso esperto del programming che fa da sfondo ai brani, la vocalità della Komstedt sempre accorta a non impantanarsi nei facili cliché del genere rappresentano gli elementi portanti di un disco raffinato e gentile, che non pretende attenzione ma cresce per vie sotterranee e infine conquista. Eí già líapertura quasi ottantiana di When Lights Go Out a sedurre le membra: un brano fuori dal tempo, che sa di evergreen al primo ascolto. Il segreto è proprio nella semplicità delle strutture, così brillanti da sfiorare líarchetipo di pop song: ed è questo il grande pregio che accomuna brani solo apparentemente omogenei come il bozzetto strumentale Between Waking And Sleeping, líandatura spedita di I Wasnít Much Of A Fight (memore dei primi Cardigans), la diafana Cold Hearts, lo scherzo-manifesto à la Go Team di Saturday Night Engine e, finalmente, la dolcissima sambetta di The Next Step Youíll Take, che in nemmeno tre minuti raggiunge obiettivi per tanti inarrivabili. Rimane la disdicevole eccezione di People Who Would Go For You, tentativo di aggiornare il marchio Club 8 in salsa europop che stacca come una cravatta troppo vistosa su un abito dai colori pastello: ma per il resto Strangely Beautiful mantiene le promesse del titolo, collezionando brani che uniscono alla perfezione formale una carica di placida ma profonda emozione. Brani salvavita, appunto. MusicBoom - Carlo Crudele - 01/03/2005 |
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>CLUB 8 "STRANGELY BEAUTIFUL" Oltre ad essere piu' prolifico di uno scrittore beat sotto anfetamina, Johann Angengard e' uno di quei tipi che non si accontentano mai. Ad ogni nuovo album (e sono ormai almeno un paio all'anno, tra Acid House Kings e Club 8) spinge il suono in direzioni diverse, non necessariamente nuove: rivisita, inventa, esplora, sa fare di tutto. Fossi Svedese, lo vorrei come presidente. Ed e' probabile che sia opera sua anche l'implacabile annuncio sul nuovo album dei Club 8: "Strangely beautiful è il loro miglior album di sempre". C'era da dubitarne? Certo che no, e avendolo ormai ascoltato in ogni circostanza possibile ci tocca persino essere d'accordo: dopo essere diventati il termine di paragone per quel pop ombroso e romantico cosi' imitato in terra Svedese (si veda alla voce Airliner, prodotti indovinate da chi), i due Club 8 se ne escono con un album di rilucente bellezza, tenero e delicato quanto i lavori che lo hanno preceduto ma dotato di una efficacia ed una ispirazione melodica mai cosi' limpide. Se "Spring came, rain fell" era servito soprattutto ad esprimere l'eclettismo di Johann, in "Strangely Beautiful" il biondo chitarrista sembra piu' preoccupato di dare all'album la necessaria coesione: e con un lavoro prevalentemente acustico che si appoggia sovente sul programming, ottiene un album piu' raccolto e piu' focalizzato del precedente, un perfetto congegno ad incastri zeppo di canzoni incantevoli che creano un irresistibile flusso intimista poco piu' lungo di 30 minuti. A dimostrare che i Club 8 sono di classe superiore basta del resto molto meno: ad esempio i settantacinque secondi scarsi di "This is the morning", senza dubbio la piu' incantevole pop song dell'anno; la canta Johann, rubando per pochi istanti il proscenio a Karolina, la voce ridotta a un soffio mentre accompagna una melodia di superba efficacia con un esile filo di piano ed una sei corde che tesse magici accordi. E "The next step you'll take" la segue in scaletta riuscendo persino ad esserle all'altezza: il pezzo piu' movimentato dell'album, allegra su vivaci linee di basso ed una chitarra che invita quasi alla bossa. Due canzoni belle come a Johann non era mai capitato di scriverne, che piombano nel cuore dell'album senza che ve ne sia bisogno, perché il tutto sarebbe ugualmente splendido. Splendido sin dalle iniziali "When lights go out" e "What Shall We do next", che scivolando in maniera indolore l'una nell'altra annunciano il ruolo prevalente delle tastiere di Johann e un mirabile lavoro di studio che rende accettabili persino quelle trombe posticce alle quali avevamo assistito nell'ultimo AHK. E mentre Karolina asseconda questo flusso di coscienza con un cantato di qualita' eterea ed avvincente che sovrasta il lavoro (si ascolti "Cold Hearts" e il suo aleggiare sui contorni di una fragilissima melodia), arriva "Saturday night engine" (gia' su una raccolta della parasol), girandola psych che esplode dalle casse con ampli al massimo e voci filtrate, manco fossero i Jennifer Gentle di Funny Creatures Lane. Ma sapete? Ci sta benissimo. Ma ora basta, e fidatevi: comprate questa meraviglia e fate un applauso a Johann Angengard, il prossimo presidente della Svezia. Salvatore Patti - Indiepop.it |
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![]() ![]() CLUB 8 STRANGELY BEAUTIFUL Mechanism I Club 8 sono uno dei gruppi piu' suggestivi dell'underground svedese. Rispetto al precedente "Spring Came Rain Fell". Il clima di "Strangely Beautiful" e' piu' sereno: l'urgenza di uscire allo scoperto lascia il passo a un'indagine puntuale sulla contro cultura indie-pop, fatta di chill-out, twee, di trip-hop, di sana melodia insomma. Johan e Karolina ribadiscono con determinazione i motivi di una musica che rifugge la ribalta e il protagonismo: e' piu' importante scrivere una canzone, e' piu' importante una parola, la rima di un verso, il fascino di una poesia. "Strangely Beautiful", nella sua eleganza svela i sedimenti della 4AD di tanti anni fa, fonte musicale da cui puo' e deve attingere ogni piu' recondita aspirazione contemporanea di suono pop. Ma i Club 8 hanno una visione della musica complessa seppur minimale: il passato lascia segni tangibili; il presente e' una dimostrazione di maturita'. Giancarlo Curro' , Rockerilla Marzo 2004 |
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CLUB 8 Life is STRANGELY BEAUTIFUL Rockerilla Interview Gruppo di culto indie-pop i Club 8, scovati in terra svedese da un'etichetta nostrana, che oggi pubblica un piacevolissimo "Strangely Beautiful". Johan and Karolina, altissimi, chiarissimi, dalla Svezia sbarcano in un club siciliano, al fianco di Chris della Mechanism, che propone loro una serata unplugged, per sfidare un pubblico "distante". Nessun problema: la musica dei Club 8 puo' solo piacere, perche' e' perfettamente orecchiabile, perche' e' pura e semplice nei suoi arrangiamenti, perche' e' ben dosata nel suo intimismo e nelle sue divagazioni. "E' stata la prima volta che abbiamo suonato in Italia e la prima volta che siamo stati in Sicilia" - dice Johan. "Faceva molto freddo, come in Svezia. non sono sicuro se il pubblico abbia gradito la nostra musica, ma non penso che in genere ascoltino queste musiche". "Mi e' piaciuta molto la Sicilia. Stesso freddo, ma molto diversa dal paesaggio svedese" - continua Karolina. "C'era anche chi ci seguiva con attenzione: gli altri erano piuttosto distratti. Ma ho cercato di concentrarmi sulla gente che era li per ascoltarci". "Strangely Beautiful" e' il vostro ultimo disco. "E' il nostro miglior disco di sempre" - dice Johan. "Mi piace il suo feeling acustico, ma non e'un album acustico. Piuttosto un disco elettronico; molto caldo, un disco personale. Dieci anni fa seguivo il twee della Sarah e della Subway: Another Sunny Day, Razorcuts, Chesterfields, Orchids, Blueboy. Un mese fa ho comprato l'ultimo di Death Cab For Cutie e qualche album dei Kraftwerk, di Mojave3, degli Slowdive, dei Pet Shop Boys, ma non credo che questi ascolti mi abbiano in qualche modo influenzato". " A me e a Johan piacevano le stesse cose" - continua Karolina. "Oggi, ascolto molto Leonard Cohen, un po' di Velvet Underground, Mazzy Star. Agli inizi ci piaceva che la nostra musica suonasse un po' come quella dei Blueboy, di Brighter, ma oggi cerchiamo di lavorare su noi stessi, non sugli altri". - Come nasce una canzone ? (Johan) Quando scrivo una canzone, butto giu' degli accordi e qualche melodia, e poi cerco di immaginare come svilupparla. A volte inizio con delle parti di batteria, o con qualche altro strumento che tira fuori un'atmosfera interessante, e poi vengono fuori la melodia e le parole". "Quando Johan scrive un pezzo nuovo, lo ascolto cerco di percepirne il feeling e decido se e' il caso di svilupparlo" - continua Karolina. "Mi viene un po' difficile cantare una canzone se non ne percepisco il senso, oltre che l'armonia. Mi succede solitamente quando un brano e' troppo allegro: sono troppo introversa e malinconica per sentirmi a mio agio con certe canzoni. nel caso di "Saturday Night Engine", per esempio, Johan ha dovuto cantarci sopra. Il cantato e' venuto molto meglio di quanto io non avrei potuto fare. Preferisco "This Is The Morning" e " Stay By My Side", un brano che mi tocca da vicino". "Penso sia molto difficile scrivere pezzi senza metterci dentro qualcosa di tuo" - continua Johan. "Scrivere un brano e' un buon modo per gestire i propri pensieri e per vivere le proprie emozioni. Mi piacciono molto "Cold Hearts", "This Is The Morning", "Stay By My Side". Sono i momenti piu' caldi di Strangely Beautiful, le note piu' intime di questo disco". - Cos'e' strangely beautiful oggi ? (Karolina) " Il marrone e' un colore strangely beautiful. Quando piove e c'e' il sole che splende, e' strangely beautiful. Il viso delle persone anziane e gli occhi di un bambino appena nato, sono strangely beautiful. (Johan) "La vita e' strangely beautiful". Giancarlo Curro', Rockerilla Marzo 04 |
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![]() CLUB 8 DALLA SVEZIA ALLA SICILIA Il duo scandinavo presenta in anteprima nazionale il disco "Strangely Beautiful" Messina- Hanno sfornato numerosi dischi e riscosso ampio successo negli Stati Uniti, in Giappone e nel Nord Europa. nel corso del 2003 l'etichetta Mechanism Records del messinese Chris Di Mauro li ha intercettati e dirottati in Italia per produrre e distribuire "Spring came rain fell", album votato fra i 30 piu' belli dell'anno del prestigioso "Blow Up Magazine"; il cd di recente e' stato trasmesso in piu' occasioni nel corso del programma "Dispenser", in onda tutti i giorni inprima serata su Radio2. Parliamo dei "Club 8" famoso duo svedese formato da Johan Angergard e dalla splendida bionda acqua e sapone Karolina Komstedt, che sono a Messina per lanciare l'ultima fatica discografica, attesi non solo dai fan per l'anteprima nazionale del nuovo disco "Starngeli Beautiful". Stanotte (a partire dalle 23) il gruppo scandinavo si esibira' dal vivo in versione "unplugged" allo Zero90 e proporra' un assaggio del nuovo cd assieme a un mix dei vecchi successi. I Club 8 sono la band piu' creativa e di talento del panorama internazionale indie-pop. La loro musica e' un apiacevole miscela di piu' generi; dal dub, al c-86, dal trip-hop al chill out per giungere al synthpop Anni 80, farcito da raffinate incursioni di bossa nova. Si tratta, per chi non e' appassionato di un sound melodico e orecchiabile. Il nuovo "Strangely Beautiful" e' stato registrato in Svezia nei Summersound Studios e verra' pubblicato a febbraio: conterra' due bonus tracks inedite oltre a "Saturday Night Engine", primo videoclip diffuso (diretto dal regista svedese Lukas Mollersten" e subito balzato al 16° posto in classifica nella Mtv Up North Top 20 Chart. Tito Cavaleri - Gazzetta del Sud, Sabato 24 Ottobre 2004 |
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![]() LA SFIDA DI MESSINA "CITTA' D'ARTE" Dalla fantomatica mostra "God save Monnalisa" agli svedesi Club 8 Sembrera' un paradosso ma proprio mentre la citta' di Messina per molteplici,vicissitudini attraversa uno dei momenti piu' oscuri della sua storia, un piccolo spiraglio di luce filtra all'orizzonte. Infatti, da qualche tempo uno sparuto esercito di giovani imprenditori affiancati da collaboratori di larghe vedute, stufi della solita minestra riscaldata hanno deciso di dare una svolta al divertimento notturno cittadino, fiducioso di colmare il gap storico che relega la citta' agli ultimi posti nelle graduatorie nazionali anche per cio' che concerne la qualita' del tempo libero. Certo, negli ultimi anni abbiamo assistito al sorgere di numerose iniziative, basti vedere il neonato centro storico oggi, e com'era invece fino a qualche anno fa'. Di conseguenza , il proliferare di club, discoteche, pub e localini di ogni sorta ha meritoriamente fatto risorgere la Messina by night,riportando entusiasmo a migliaia di giovani, ma questo certamente non puo' piu' bastare. Adesso il deserto si e' trasformato in terra fertile e il popolo della notte sta maturando. La citta' dello Stretto ha i suoi tempi, questo e' notorio, infatti, dalle nostre parti, momde, tendenze, innovazioni ludico-culturali arrivano (se arrivano) in ritardo... ma non e' mai troppo tardi! Il processo evolutivo non si arresta e questa crescita e' dimostrata dai fatti, e i fatti dicono che i coraggiosi investitori del rinnovamento stanno raccogliendo i frutti. Cosi', se da un lato la discoteca segna il passo, di contro cresce vorticosamente l'interesse verso il lounge bar, meno assettico e piu' appropriato per decomprimersi dal caos quotidiano. La "Club Culture" sta conquistando giorno dopo giorno giovani e meno giovani: bast pensare al recente concerto, allo "Zero90" dei Club 8, celebre duo scandinavo indiepop, che in versione unplpugged ha fatto registrare il tutto esaurito; cosa impensabile fino a poco tempo fa'. Come e' quasi assurdo che i Club 8 dalla lontana Svezia abbiano scelto proprio Messina per lanciare l'ultimo album "Strangely beautiful" (in uscita a febbraio). E' stata proprio un'etichetta messinese, la "Mechanism Records" di Chris Di Mauro a portarli da noi (anche questa e' una casualita'?), il pubblico ha applaudito piu' volte pur non avendoli forse mai sentiti prima d'ora: segno che qualcosa si muove davvero. I Club 8 sono Johan Angergard e Karolina Komstedt; hanno all' attivo diversi cd e contano gruppi di fan in tutto il mondo: dal Giappone agli Stati Uniti, fino al Nord Europa. La loro e' una miscela di generi musicali, ricca di contaminazioni (bossa nova inclusa), il risultato e' un sound molto soft... forse troppo,ma di grande effetto. Il giorno precedente al breve live di Messina (hanno suonato per circa un'ora sopportando fumo e caos) nel corso della conferenza stampa si sono trattenuti assieme a fan e giornalisti; l'impressione comune e' stata la loro assoluta disponibilita' a rispondere a tutte le domande, pur trafelati da una giornata di vole e aereoporti. Uguale successo hanno avuto DJ Seb (from London) e la fantomatica "God Save Monnalisa". E se in pochi conoscevano i biondissimi Club 8, ancora meno erano coloro che hanno assistito alla recente performance di DJ Seb e ammirato la suddetta mostra di sei artisti inglesi che neppure esistono: piccolo scherzetto. Frutto di una strategia studiata a tavolino, capace di dimostrare che cio' che importa non e' la tendenza del momento, ma l'alternativa di spaziare, confrontarsi, conoscere e quindi arrichire le proprie esperienze. Quelle opere erano belle davvero: in fondo che importanza ha sapere chi le ha realizzate ? Stesso discorso vale per la musica live. Da troppo tempo il mercato locale e' saturo di cover-bands; nulla contro questi gruppi ma ben vengano anche altre forme di espressione musicale. Damenzionare a tal proposito la rassegna musicale "Medley" che si terra' da gennaio ad aprile al Cardines e al Faro dei corsari. Per capire di cosa si tratta basta sbirciare nella locandina "Un mix di musica italiana e straniera. Dal jazz al blues, dal brasiliano al tribale, dal cubano alla musica gitana". Comincia cosi' la sfida all'ultima nota...musicale per scuotere gli animi della citta'. Si tratta di una bella rassegna dedicata a coloro i quali non si danno tregua alla ricerca di qualcosa da fare, da ascoltare e, se possibile , da ballare. Enzo Lipari - Gazzetta del Sud, Venerdi' 30 Ottobre 2004 |
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THE CLUB 8 IS ALL THERE NEEDS TO BEI club 8 sono tutto cio' di cui si puo' aver bisogno. Citandolo, lasciamo che Johan Argergard stesso vi inviti all' esibizione live dei Club 8, il duo indie-pop svedese suonera' dal vivo in versione unplugged allo Zero90 di Messina, Sabato 24 Gennaio. Johan Angergard e Karolina Komstedt suoneranno in anteprima brani dal nuovo album "Strangely Beautiful", insieme a molti dei loro piu' famosi successi. L'invito potrebbe sembrare un po' presuntuoso, ma un po' di presunzione gliela vogliamo concedere, il duo e soprattutto il prolifico Angergard, gia' mente degli Acid House Kings e' infatti considerato di culto tra gli estimatori di questo genere. Ben quattro dischi alle spalle"Nouvelle", "The firned I once had", "Club 8", "Spring came, rain fell", per un repertorio di stampo intimista. Da subito influenzati da Sarah bands, Jim Ruiz e gli Smiths, negli anni sperimentano e si arricchiscono in modo convincente, mixando Dub, C-86, trihop, chill out, 80's, bossa nova, senza scordare le influenze melodiche del pop scandinavo, con un risultato che sta fra Cardigans ed Air. Per quanto di nicchia, quindi, il duo risulta di facile e gradevole ascolto anche per chi dovesse considerarsi estraneo a questo genere. Messina sara', tra l'altro, luogo della loro prima esibizione nazionale, i Club 8 sono infatti prodotti per l'Italia da un'etichetta discografica indipendente messinese, la Mechanism Records. Parlando col manager della mechanism, Chris Di Mauro, insolito messinese, lontano dalla paralisi che solitamente affligge tutti noi, veniamo investiti da una visione romantica dell'evento. Di Mauro infatti, pur sottolineando la maggiore facilita' a muoversi li dove anche tutto il resto si muove. li' dove la professionalita' e' un valore imprescindibile, dice di trarre beneficio da una dimensione meno imprenditoriale della diffusione musicale, tipica di Milano o Londra, e di apprezzare, nonostante tutto, la maggiore passionalita' o autenticita' che luoghi come Messina possono offrire. La Mechanism Records gode gia' di una certa notorieta' nel resto d'Italia,ma soprattutto all'estero, ottenendo anche l'interesse di MTV USA che li contatta per avere in colonna sonora per Mtv Making The Video, due dei gruppi che l'etichetta produce. Una notorieta', che il coraggioso Chris ci concede totalmente inaspettata. Manuela Modica, Ufficio Spettacoli - 23 Gennaio 2004 |
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![]() Club 8 in Messina Non amo presenziare a concerti. A meno che la mia pigrizia non trovi piu' consono alle proprie esigenze sprofondare in una comoda poltroncina di teatro per abbandonarsi alle lusinghe del canone classico, ho sempre rifuggito lo stadio, il palasport, il grande-medio-piccolo locale ove il rock sia pretesto a intossicazioni polmonari, epatiche o semplicemente acustiche. L'idea, che affitta i suoni per questa vita, e li muta in supporto fonografico; ecco il principio e la fine del mio approviggionamento di musica. Ugualmente ho a noia le interviste; i ruoli che la dialettica implica di artista e giornalista; le parole superflue ed intangenti la musica (frutto d'estorsioni ermeneutiche e sinestesie coatte) e soprattutto il considerare me stesso giornalista a sola ragione che la mia melomania trascina fra vampe sfrenate la mano scrivente. Cosi', l'evenienza d'una piccola etichetta del natio borgo selvaggio (la Mechanism) abbia (balzanamente? balzanamente) deciso di stampare e distribuire in Italia gli ultimi due lavori dei Club 8 e abbia - a supporto di cio' - organizzato un concerto in un noto locale cittadino (lo Zero90) m'hanno doppiamente gettato nello sconforto. Sapevo che Salvatore non avrebbe lasciato correre un eventuale diniego, ma non sapevo che avrebbe trovato anche le parole adatte per prevenire ogni scusa: "se i Club 8 vengono in Italia per una sola data e quella sola data e' a Messina, che figura di merda ci facciamo se non li intervisti?". Cosa avrei potuto aggiungere? Non avevo un registratore, ok, ma i Club 8, Cristo, praticamente un'icona dell'indiepop. Sono pigro, ma non avevo voglia di guastarmi i rapporti in redazione. Compro sei pile di dimensioni trionfanti per il mio vecchio bambino d'adolescenza e mi ficco nella saletta d'attesa dell'albergo dove Johann e Karoline hanno alloggio e dov'e' imminente la conferenza stampa. Quello che segue e' assemblato attingendo alla memoria e allo sbobinamento d'una vecchia cassettina Sony dei primi anni 90 a cui ho eroso, per l'irripetibile occasione, la Sinfonia n.40 K550 in sol minore di Mozart. Suonate spesso dal vivo? Johann: Non direi. In dieci anni avremo suonato 8 volte. Sono pretesti di natura varia quelli che ci hanno spinto a suonare dal vivo; chesso', partire per un paese che c'incuriosisce se ce lo chiedono, o come in questo caso approfittare della pubblicazione italiana di "Spring Came, Rain Fell" e "Strangely Beautiful" per vedere la Sicilia. Karoline: Abbiamo visto Taormina ieri. Posto magnifico. Gli svedesi sognano di poter vivere in luoghi cosi'Ö J: ..del resto non siamo una live band. Le nostre sono performance acustiche, chitarra e voci. Al limite Karoline suona la sua diamonica. Se una major vi offrisse un contratto, accettereste? K (con risolutezza): No, io non accetterei mai. Non saremmo piu' i Club 8. Forse qualche altra cosa, ma non i Club 8, che possono solo essere cio' che siamo: indipendenti e pop. "Strangely Beautiful" e' a modo suo un disco piu' ambizioso, ma meno diretto di "Spring Came, Rain Fell". E' cambiato qualcosa nel vostro modo di comporre o registrare le canzoni? J: volevamo che il nuovo album fosse più focalizzato sul suono, più omogeneo perche' "Spring Came" sperimentava un po' con i suoni, aveva un range piu' ampio di sonorita'. E a livello di composizione? Non sono le canzoni di SB più distese, eleganti, eteree, quasi tangenti ad una forma di soft-jazz? J: Uh, non direi. Credo che le canzoni, grosso modo, risentano della medesima ispirazione. Sono i suoni a renderle, apparentemente "diverse". A me sembra molto più coerente, forse ad eccezione di "Saturday Night Engine" che è più "pop" e si rifà più al disco precedente. J: Beh si', "Saturday Night Engine" e' differente dal resto del disco, piuttosto evidentemente. "Strangely Beautiful" e' il vostro quinto album. Dopo cosi' tanto tempo e dopo aver raggiunto una buona popolarita' in patria e discreta in Europa, e' facile mantenere questa dimensione intima e personale? J: In un certo senso e' facile. Identifico il progetto Club 8 essenzialmente con la voce di Karoline. Quando faccio ascoltare le canzoni a Karoline, se non le piacciono, non passano. K: Ci sono pezzi che sento subito "miei" e riesco a cantare con piacere e naturalezza. Sono quelli che finiscono sui dischi. Le altre non riesco proprio a cantarle! Come sono nati i Club 8? J: Era il 1995. Karoline ed io abbiamo registrato una cassettina casalinga. L'abbiamo spedita a qualche etichetta. Le canzoni sono piaciute, ed eccoci qui. Avete piani di conquista del pianeta? K: No davvero! Siamo sempre stati un gruppo "piccolo", pochi fan ma buoni. Piccoli gruppi di estimatori che fanno sentire costantemente la loro presenza. Un condizione perfetta, se me lo chiedi. Non vorrei cambiasse mai niente. Cos'e' successo in Svezia negli ultimi tempi? Una nuova esplosione di gruppi pop, dopo quella di qualche anno fa, capeggiata dai Cardigans? Che cause ha? K: Belle le prime cose dei Cardigans. J: Le band svedesi degli ultimi anni suonano molto "indie", pero', bada bene, sono molto popolari soltanto in Svezia. C'e' un solo gruppo che potrebbe fare eccezione, e che gia' la sta facendo, e sono i Radio Dept. Grandissimi i Radio Dept. I nostri lettori hanno votato "Lesser Matters" disco dell'anno di Indiepop.it. Bello soprattutto l'ultimo Ep; mi piace appena appena più dell'album. J: Per me stanno sullo stesso livello, ma ad ogni modo, sono felice che siano piaciuti. Sono davvero una grande band e meritano il loro successo. Hanno recentemente firmato per la XL, l'etichetta di Prodigy, White Stripes.. Ma a proposito, qual è il tuo rapporto con la Labrador? J: Potrei risponderti dicendo che sono l'"uomo dietro la Labrador". Sei tu, la Labrador? J: Si'. Il governo svedese offre qualche forma di supporto alle etichette musicali? J: Qualche volta si', ma sfortunatamente non supportano la Labrador. Sembrate avere una fissazione per la pioggia. Penso a brani come "Between Waking and Sleeping" che si apre con rumore di pioggia o "This is the Morning" che dice "we wake up with the sound of the rain in our eyes". E' per l'immaginario che evoca? J: E' qualcosa di inconscio. Sicuro. Come le cose nella vita vanno e vengono, così v'e' nella pioggia questa veloce transitorieta'. Oggi il sole, domani la pioggia, che porta pero' tutto via. I testi delle canzoni partono proprio dall'osservazione di questi momenti passeggeri. Belli o brutti, passano. Li conservano nella memoria, prima che svaniscano. Hai paura dei cambiamenti? J: Si', dei cambiamenti, certo; ma è la morte a terrorizzarmi. K: Ne parla tutto il tempo. Non puoi capire. Di che parla "This is the Morning"? J: e' probabilmente la canzone piu' positiva dell'album. E' una canzone sui cambiamenti, sullo svegliarsi la mattina e trovarsi ancora un nuovo giorno da vivere davanti. Mi pare che ci sia nei Club 8 (e in tutti i progetti di Johann) il desiderio di non ripetersi, di progredire in maniera piu' o meno evidente da un album all'altro. Siete stati paragonati ad Astrud Gilberto, al trip-hop e a tante cose ancora. Cercate deliberatamente di esplorare tutti gli ambiti della musica pop? J: Tutti? Non so. Di sicuro nel prossimo album ci saranno elementi nuovi. Chitarre in maggiore evidenza, più chitarre piu' ruvide ed intrecciate; la componente elettro sara' meno in evidenza. Non so esattamente cosa verra' fuoriÖsarà piu' "lo-fi". Si', cambiare ci appassiona, anche se rimaniamo sempre i Club 8. Nel prossimo disco sara' come sentire gli Acid House Kings con Karoline alla voceÖ? J: No, no. Saràa'roba ben più "strana"Ö K: Non riusciremmo mai ad essere in quel modoÖ Abbiamo ascoltato recentemente i Legends, che sono il suo gruppo fuzz-pop/C86, qualcosa che probabilmente volevi fare da tempo. Avranno un futuro? J: Non lo so ancora. Volevo fare un album di hits, canzoni memorabili in distorsione. Le avevo, poi le abbiamo incise. Ma e' vero che i Club 8 sono piu' importanti, mi prendono piu' tempo. E' vero pure che avrei in mente un progetto ancora ulterioreÖ Heavy Metal? J: No, per carita'. Sara' sempre pop. I vostri riferimenti musicali? J (lapidario): Gli Smiths. Fra i contemporanei? K: Belle & Sebastian J: e i Radio Dept, gli Hidden CamerasÖ"Ban Marriage" e' fantastica! Vi e' piaciuto Dear Catastrophe Waitress? J: si'! Piu' degli altri dischi? J: No, più del precedente di certo, ma non piu' del resto. Karolina, a chi senti vicina nel tuo modo di cantare? K: Hope Sandoval. Il vostro pezzo preferito degli Smiths? J: I know it's over K: Stretch out and wait Alessandro Calzavara, Indiepop.it - 24.01.2004 |
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![]() ![]() CLUB 8 - SPRING CAME, RAIN FELL - DISPENSER del 23/04/2003 - RADIO RAI2 Come sapete abbiamo una certa simpatia per certe etichette nordiche e per i relativi gruppi musicali. Per esempio in passato abbiamo parlato dei CLUB 8, che sono un duo svedese in vista nella scena indipendente del paese di Bergman. L'ultimo disco dei CLUB 8 e' SPRING CAME RAIN FELL, "venne la primavera e cadde la pioggia" e viene ristampato in questi giorni dallíetichetta messinese MECHANISM RECORDS. Dalla LABRADOR, molto interessante e di tendenza, sono passati a un'etichetta siciliana che ha un'attitudine modernissima. Anche il fatto di catalizzare l' interesse di etichette di un certo spessore, pur nelle dimensioni ridotte di un gruppo indipendente, e' un pregio di cui i CLUB 8 si possono effettivamente vantare. La Mechanism Records ha uno slogan eccezionale che e' MUSIC FOR THE BIOROBOTICS GENERATION, che non corrisponde alla realta' perche' in effetti purtroppo non si possono ancora comprare bulbi oculari Mitsubishi, ma suona benissimo. Il sito merita decisamente una visita da parte vostra. www.mechanismrecords.com. Ripeto che si legge mechanìsm, non mèchanism. In ogni caso, questi sono i CLUB 8, nella sua edizione italiana il disco presenta anche due nuovi remix, ma io vi faccio sentire il pezzo che dà il titolo al disco, un tipico caso di pop sbarazzino scandinavo. MECHANISM RECORDS - CLUB 8 - SPRING CAME, RAIN FELL. LINK | mechanismrecords.com Matteo "Ferrato" Bordone |
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![]() Club 8 Spring Came, Rain Fell (Mechanism Records, 2003) 12 aprile 2003 di Marco Novaro Dalla Svezia con amore: i Club 8 sono un giovane duo scandinavo formato da Karolina Komstedt e Johan Angergard. Lei, una splendida voce che sfiora le parole proferendo sussurri tenui e zuccherini. Lui, un musicista (e produttore) che canta e suona di tutto - chitarre, basso, tastiere, sintetizzatori, percussioni - spianando la strada alla sua bionda musa con sonorita' minuziosamente soft e trasparenti. Spring Came, Rain Fell e' invece il loro ultimo disco chill-out che arriva dopo una fortunata serie di pubblicazioni con cui la ditta Komstedt & Angergard si e' fatta apprezzare sia sulla scena indie di casa sia negli Stati Uniti, nel nord Europa e in Giappone. Ora l'intraprendente Mechanism Records, una label italiana con sede a Messina e che ha base anche a Londra, ha scelto di produrre e di distribuire il nuovo disco dei Club 8 anche sul mercato italiano. Il cd, che contiene dodici tracce piu' due bonus remix, e' come uníonda di musica new romantic che e' arrivata a lambire i lidi del III millennio. Miscelando dub, synthpop degli anni '80 e un pizzico di bossa nova elettrificata, Spring Came, Rain Fell contiene moltissime melodie romantico-malinconiche che si sposano felicemente con la voce solare della cantante. Nel corso del 2002, i Club 8 si erano auto-rinchiusi nei famosi Summersound Studios, sempre in Svezia, dove hanno registrato l'intero disco. Considerato uno dei migliori che i due titolari abbiano finora mai realizzato, Spring Came, Rain Fell sarà trasmesso in anteprima da Radio Rai 2 all'interno del programma "Dispenser" che andra' in onda il prossimo 23 Aprile. Per i piu' impazienti e' possibile scaricare una preview del disco in formato MP3 entrando direttamente nel sito della Mechanism Records. A questo punto al sottoscritto non resta che augurarvi un buon ascolto immersi nel dolce calore delle primavere nordiche. |
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![]() CLUB 8, DALLA SVEZIA CON AMORE Sbarca in Italia il dolce sound della band, nuovo album prodotto a Messina. MESSINA - Sembrano appartenere ai figli dei fiori e fanno uso di chitarren basso, tastiere, sintetizzatori e percussioni. Il risultato e' notevole, proviene dalla Svezia e si chiama Club 8, giovane duo formato dalla splendida bionda Karolina Komstedt e dal "tutto fare" Johan Argergard. Qualcuno di lei ha detto "possiede una voce che sfiora le parole con sussuri tenui e zuccherini"; lui e' il musicista-produttore del gruppo e a volte cantante. "Spring cam, rail fell" e' l'ultimom disco chill-out e un po' dub, C-86, trip-hop e synth pop Anni 80 con incursioni di bossa nova, senza mai perdere di vista l'affascinante malinconica del pop melodico scandinavo. Il cd arriva dopo una fortunata serie di pubblicazioni con cui la csas di produzione Komsted 1 Angergard si e' fatta conoscere sia negli Stati Uniti che nel Nord Europa e in Giappone. Oggi l'etichetta messinese Mechanism Records di Chris Di Mauro, ha scelto di puntare al nuovo album per proporlo al mercato italiano. Il cd contiene dodici tracce (piu' due bonus remix) ed e' musica di dolce sonorita', genere new romantic pronto a ritemprare le orecchie di chi ha voglia di relax. Nel 2002, i Club 8 si sono rinchiusi nei famosi Summersound studios in Svezia, dove hanno registrato il disco, considerato fra i migliori che abbiano mai realizzato. Le lievi melodie di "Spring came, rain fell" sono state di recente trasmesse da Radio Rai 2 nel programma "Dispenser" che ha inoltre offerto on line all'interno del suosito un assaggio del sound in mp3 (che e' possibile scaricare anche dallo spazio web della Mechanism Records). Il calore delle primavere nordiche di "Spring came rain fell" e' fatto di canzoni raccolte e personalissime che vivono di semplicita' e purezza. la prima traccia "We're simple minds" (niente a che vedere con la band di Jim Kerr) apre l'album con un arpeggio rubato al Badalamenti di Twin Peaks evolvendo leggiadra su tessiture di chitarra, basso e tastiere. Piccoli quadretti amorosi o delicate nenie gonfie di quella insospettabile malinconia che pervade il pop svedese". Di recente il gruppo e' entrato nell charts di Mtv con il videoclip "Saturday Night Engine", diretto da Lukas Mollersten, e si e' subito posizionato al 16.posto della classifica dopo appena una settimana. Il cd e' stato inooltre votato da Blow Up Magazine che lo ha decretato fra i 30 migliori del 2002. Tito Cavaleri - Gazzetta del Sud Lunedi' 27 Ottobre 2003 |
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![]() CLUB 8 Spring Came, Rain Fell Ormai e' qualcosa in piu' di un ipotesi : il pop proveniente dai paesi nordici e' atutti gli effetti diventato una moda. Davvero a loro agio nel riprendere gli stilemi del pop bucolico di marca Felt - Field Mice e a condirli con spruzzate d'elettronica stereolabbiana, i Club 8 ci deliziano con una manciata di canzoncine dal fascino malinconico e sensuale, e si disimpegnano con classe notevole nell' alternarsi di vocals maschili e femminili (quelle di Karolina Komstedt, che ricorda parecchio Nina Persson dei Cardigans, e Johan Angergard) e nell' ormai codificato armamentario composto da tastierine gicatollo, melodiesognanti e test " da cameretta" che piu' di cosi' non si potrebbe. Ben lungi dall'essere originali i Club 8 dimostrano pero' di sapersi muovere piuttosto bene nelle sempre piu' affollate stante del pop raffinato e lasciano in mente almeno tre brani perfetti per le playlist radiofoniche della domenica pomeriggio come "Close to Me", "Teenage Life" e "The Girl with the northern Soul Collection". Maurizio Marino - Rockerilla |
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![]() Love Affairs di Salvatore "Howty" Patti Sia benedetto il giorno in cui un lungimirante amico ha fatto ascoltare il primo disco degli Smiths a Johan Angergård: senza quel piccolo ma importante evento Åhus sarebbe rimasta una cittadina conosciuta esclusivamente per la Vodka Absolut anziché per i suoi deliziosi manufatti pop. Ok, non si puo' proprio dire che la scena musicale di Åhus sia famosa quanto la sua vodka, ma vi assicuriamo che tra i poppettari incalliti il nome della città costiera nel sud-est della Svezia e' pronunciato con rispetto e devozione: e' infatti la base di band come Starlet, Poprace, Waltz for Debbie, Acid House Kings, Club 8 e di ben due labels, Summersound e Labrador, tutti devoti alla diffusione del verbo melodico piu' leggero e genuino. E anche se la scena e' in fermento continuo, il nome dietro tutti questi progetti è quasi sempre lo stesso: proprio quello di Johan Angergård, già mente dei favolosi Acid House Kings, il cui "Wednesdays..." è stato abbondantemente incensato su queste pagine qualche mese or sono. I Club 8 sono il suo progetto piu' personale, che lo vede impegnato in veste di compositore e polistrumentista (chitarre, basso, tastiere e percussioni) al fianco della graziosa Karolina Komstedt alle prese con un repertorio di stampo intimista: "il suono di cuori che si spezzano", come lo definisce la label americana. E in effetti quelle di "Spring Came, Rain Fell" sono canzoni raccolte e personalissime che vivono di semplicità e purezza melodica: esplicativa in tal senso We're simple minds (niente a che vedere con la band di Jim Kerr!) che apre l'album con un arpeggio rubato al Badalamenti di Twin Peaks ed evolve leggiadra su tessiture di chitarra, basso e tastiere. Menti semplici che partoriscono canzoni morbide e lineari, piccoli quadretti amorosi o delicate nenie gonfie di quella insospettabile malinconia che pervade il pop svedese. Tutto delizioso, e rispetto agli Acid House Kings qui c'e' una dimensione piu' "raccolta" (i due sono amici da lungo tempo) che si dimostra la migliore possibile per le melodie del duo: la title track è un piccolo gioiello di equilibrio pop in forma di filastrocca, e quando si rischia di cadere nell'eccesso di miele Karoline e' bravissima ad allontanarsi dalle trappole e dai cliche' del genere con una voce al tempo stesso suadente ed energica. Ma quello che differenzia maggiormente la musica dei Club 8 dalla scena tweepop e' una varietà sonica che difetta alla maggior parte dei loro omologhi, e che accarezza tanto Belle & Sebastian quanto gli Human League. Johan e Karoline stanno ben attenti a non superare i limiti del loro pop in chiave minore ma lo offrono ad una serie di contaminazioni sorprendenti ed equilibrate. D'altra parte basta un'occhiata alla sezione "favourites" del loro sito per vedere che tra gli artisti preferiti dei Club 8 ci sono band come Montgolfier Brothers, Birdie, Kings of Convenience e Ladytron, tutti citati piu' o meno apertamente dalle suggestioni melodiche spruzzate di synth di "Spring Came, Rain Fell", come confermano i tripudi synth-pop di Close to me o The Chance I Deserve, e soprattutto una Friends and lovers che arriva addirittura a sfiorare il dub in maniera più che convincente. Il tutto senza sbavature e con una leggerezza attribuibile solo al genio. Consigliatissimo. |
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![]() Club 8 - Spring Come, Rain Fell 2003 Jhoan Angergard (chitarre, basso, synth, percussioni, voce) e Karolina Komstedt (voce) sono una coppia di svedesi votati a un pop sognante di facile presa. Le trame alternano momenti di dream-pop lievemente psichedelico a synth-pop revival alla Stereo Total o AIR. Spring Came, Rain Fell cantata dalla Komstedt è un potenziale singolo teen-pop da MTV, mentre, Come To Me con Angergard, concede di piu' al synth e risulta più convincente. Nel complesso un lavoro ben fatto che tuttavia rimastica moods già a lungo bazzicati. Edoardo Bridda - Sentireascoltare.com - March 2003 |
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![]() Indiepop for dummies (parte 2): ...ad oggi di Salvatore Patti e Alessandro Calzavara Se la lista delle band anni 80 era occupata interamente da formazioni inglesi, la scena odierna e' molto piu' sfaccettata e varia, spaziando in entrambi i continenti. Abbiamo volutamente omesso la notevole scena giapponese, gia' trattata con dovizia di particolari in un apposito speciale (al quale vi rimandiamo) e ci siamo concentrati sulle 15 band che a nostro avviso esprimono il meglio dell'indiepop attuale. Come vi accorgerete proseguendo nella lettura, il meglio della scena e' concentrato in USA e Svezia, ma con una sostanziale differenza: le band americane sono patrimonio esclusivo di un ristretto gruppo di appassionati, mentre in Svezia il fenomeno e' capillarmente diffuso (anche per una mera questione numerica) e la scena ha radici salde e profonde, con fanzine dedicate (Benno, la piu' famosa, offre anche un servizio di mailorder) ed un network sotterraneo di grande estensione ed efficacia. Acid House Kings/Club 8/Starlet/Red Sleeping Beauty (Swe) Non raggruppiamo questi gruppi solo per comodita' geografica, ma anche perche' i nomi coinvolti nei vari progetti sono i medesimi: innanzittutto quello di Johan Angengard, deus ex machina della prolifica scena di Arhus ("La Mecca del pop svedese"), citta' nel sud della Svezia dalla quale proviene un numero impressionante di ottime pop bands. Johan e il fratello Niklas, con l'amico d'infanzia Joakim Ödlund, formano gli Acid House Kings nel 1991, mentre il loro giradischi era frequentato con costanza dai gruppi Sarah e Subway, ed esordiscono lo stesso anno con un singolo per l'etichetta tedesca Marsh-marigold. Da allora stabiliscono un piano decennale, pubblicando un album ogni 5 anni (si, sono cosi' metodici) per documentare la propria crescita artistica. "Pop, look & listen" e' del 1992 ed e' tweepop allo stato puro, lo smithsiano "Advantage Acid House Kings" segue nel 1997 e nel 2002 pubblicano il leggerissimo "mondays are like tuesdays and tuesdays are like wednesdays" (leggi la recensione), che vede l'ingresso in formazione della bionda Julia Lannerheim e l'uscita (temporanea) di Joakim, impegnato con gli Starlet. Ignoriamo quali siano i piani del terzetto per i prossimi 10 anni. Gli altri gruppi ruotano intorno agli stessi nomi: i Club 8 sono il progetto di Johan e della sua sweetie Karolina Komstedt, duo di pop intimista e delicato, appena colorato di bossa. Niklas e' stato titolare dei Red Sleeping Beauty dal 1992 al 1997 insieme a Mikael Matsson degli Shermans (altra band svedese da tenere d'occhio): chitarre di zucchero, fiati e la solita ammirazione per Sarah e compagnia gli elelementi distintivi, che stanno per essere riproposti al pubblico in una preziosa raccolta dalla spagnola Siesta. Ma stando ai lavori recenti, i fuoriclasse del gruppo sono gli Starlet, la band di Joakim il cui ultimo album, "When Sun Falls on My Feet", e' una autentica gemma: non solo intimisno e delicatezze ma anche una notevole maturità compositiva che gli permette di non sfigurare al cospetto di epigoni come Belle & Sebastian (il paragone piu' ovvio). Lo consigliamo senza riserve. Canzone consigliata: Acid House Kings: Sunday Morning |
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![]() Svezia delle meraviglie di Salvatore "Howty" Patti Esiste una scena pop nascosta ai mass media, parallela a quella alternativa ma infinitamente piu' sotterranea: se l'indie-pop "ufficiale" si nutre di copertine di NME e melodie costruite sulle chitarre acustiche/elettriche di band come Turin Brakes, I Am Kloot, Electric Soft Parade ed e' quasi esclusivamente localizzato in UK, questa scena (che chiameremo Tweepop per comodità) prospera in silenzio da un ventennio, si affida a distribuzioni estemporanee ed al passaparola degli appassionati (o al sito-manifesto Twee.net) e rinuncia a orpelli e fronzoli di studio per produrre la musica piu' leggiadra e delicata che esista: cascate di chitarre e tastiere saltellanti tra il sole dei Beach Boys e le malinconie scozzesi. Una scena presente su entrambi i lati dell'oceano, le cui labels promotrici sono localizzate negli USA (Kindercore, Shelflife, Emperor Norton), Spagna (Siesta), Germania (Apricot), Uk (Skinkhansen. ovvero l'erede della Sarah records che negli anni 80 diede inizio al tutto) e soprattutto, Svezia. Labrador e Summersound stanno svolgendo un grande lavoro di promozione e diffusione del pop svedese, attingendo ad un serbatoio apparentemente inesauribile di ottimi gruppi, con Club 8 e Starlet avanguardia di un movimento in ottima salute. Indagando un po' scoprirete che la maggior parte di queste band proviene dalla stessa città: Åhus, la sede di Club 8 e degli Acid House Kings, due dei tanti gruppi di Johan Angergård, deus ex machina del tweepop svedese. Dopo l'ottimo "Mondays are like tuesdaysÖ" abbiamo chiacchierato un po' con Johan. Questo e' il terzo disco degli Acid House Kings in dieci anni di attivita' e sembra anche il piu' intimo. Trovi che ci siano delle differenze tra questo disco e i precedenti? Le motivazioni che vi spingono a suonare oggi sono le stesse di quando avete cominciato? E' un album piu' morbido, piu' sensibile e piu' duraturo dei precedenti. C'e' ancora una certa orecchiabilita' nelle canzoni, ma rispetto a prima questi sono pezzi più significativi; sono più che semplici pop songs, sono piuttosto piccole storie emotive. Credo che la musica sia piu' matura, dato che siamo tutti cresciuti, sia musicalmente che personalmente. Non ascoltiamo piu' il guitar-pop felice e festoso di un tempo, siamo piu' rilassati nel nostro modo di fare musica oggi, anche se ancora molto attivi. Quando abbiamo cominciato eravamo tutti dei teenagers, io avevo 16 anni e incidere un disco era una grande cosa per me. Ovviamente lo e' ancora, ma non nella stessa maniera. Mi piace molto la soddisfazione che ricevo dall'aver scritto/registrato un buon disco: e' una spinta creativa della quale ho davvero bisogno. All'inizio invece la cosa piu' grande era il fatto in se' che noi potessimo produrre dei dischi. Con tuo fratello e Joakim avete suonato in molte band diverse, ma gli AHK sono la vostra prima band. Cosa li differenzia dagli altri vostri progetti? C'e' una band alla quale sei più affezionato? I Club 8 sono piu' vicini a me personalmente, perche' scrivo tutte le canzoni e controllo il suono ancora piu' di quanto non faccia con gli Acid House Kings. Siamo anche piu' attivi, e questo fa si' che occupino più tempo nella mia mente. Ma non direi di essere piu' affezionato ai Club 8 che alle altre mie band: ognuna riveste un suo ruolo e sono tutte ugualmente importanti. Gli Acid House Kings sono piu' caratterizzati da un certo tipo di sound rispetto ai Club 8. Scriviamo canzoni pop e le arrangiamo insieme. Da questo punto di vista e' una vera band, più di quanto lo siano i Club 8. Credi che Julia abbia aggiunto qualcosa al suond degli AHK? La sua voce sembra aderire perfettamente allo spirito dell'album. Julia ci ha aiutato davvero molto a raggiungere uno stile piu' sofisticato e gentile. Ha una meravigliosa voce sussurrante che, come hai notato, e' perfettamente in linea con la nostra musica. Credo anche che sia ottimo per la dinamica del nostro suono avere due cantanti, un ragazzo ed una ragazza. A cosa sta lavorando Joakim al momento? Tornerà negli AHK, magari per il quarto album sul quale si dice stiate già lavorando? Ha finito la scorsa estate il terzo album degli Starlet, che e' appena uscito per la Labrador Records in Europa: e' un ottimo disco, spero che abbiate la possibilita' di ascoltarlo. Tornera' a lavorare con gli Acid House Kings nel prossimo album. Per il momento abbiamo cominciato a scrivere delle canzoni e ne abbiamo anche gia' registrata qualcuna; Joakim verrà a Stoccolma a lavorare con noi questa estate. Credo che ci chiuderemo nello studio Summersound per una settimana intera e finiremo di scrivere ed incidere le canzoni che ci mancano. Non passeranno altri cinque anni prima del prossimo disco degli AHK, stavolta abbiamo altri piani. Le vostre canzoni nascono alla chitarra acustica? E come si sviluppano quando entrate in studio? Si', sono composte alla chitarra acustica. Gli Acid House Kings sono piu' concentrati sulle melodie piuttosto che sul suono. Il suono si sviluppa naturalmente nell'interazione tra noi tre quando siamo in studio, ma la canzone esiste già nel momento in cui entriamo ai Summersound Studios. Di solito cominciamo a registrare la canzone con uno strato molto semplice di chitarra/basso/batteria e voce, poi ci sediamo, la riascoltiamo e discutiamo di cosa vogliamo fare con il pezzo. A questo punto riprendiamo gli strumenti e cominciamo ad inserire piccole parti di chitarra, di tastiere, o qualcunque suono pensiamo possa essere adatto alla canzone. Sino a quando, improvvisamente, l'arrangiamento è finito. L'album e' diviso tra malinconia e felicita'. E c'e' un verso cantato da Julia che dice: "There's a certain kind of sadness/There's a certain kind of joy/In everything you're doing". Volevate rendere questo dualismo nelle canzoni? Questo dualismo esiste in tutte le cose buone della vita. Non c'e' nulla di veramente bello che non abbia anche un aspetto negativo. I sentimenti forti sono ottimi sentimenti. E' come essere innamorati: da un lato e' una cosa meravigliosa, ma dall'altro c'e' sempre un grande stress emotivo ed una serie di altri problemi che lo accompagnano. Alcuni accordi ricordano le bands della Sarah Records (Another Sunny Day,Sea Urchins); sono ancora una grande influenza per voi? No, non piu'. Abbiamo ascoltato parecchio queste band quando eravamo piu' giovani, ma ora non lo facciamo piu' da tempo. E' possibile che il loro modo di scrivere canzoni sia rimasto impresso da qualche parte nei nostri cervelli e che salti fuori quando scriviamo, ma se e' così succede tutto a livello inconscio. E' stupefacente come la cosiddetta scena "tweepop" trascenda le geografia: ci sono ottime band provenienti da Svezia, Brasile, Francia, USA, Germania, addirittura dalla Grecia. Vi sentite parte di una scena che va oltre la Svezia? Sì, assolutamente. La buona pop music pubblicata da label indipendenti e' una cosa globale. Sono persone che spesso condividono gli stessi ideali ed amano lo stesso tipo di musica, e spesso leggono addirittura le stesse fanzine, visitano gli stessi siti e comprano i dischi negli stessi posti. In questo modo c'e' un grande scambio di idee e pensieri sulle band, il che rende possibile la crescita di una scena internazionale. E poi, su scala locale, ci sono sempre le etichette Summersound e Labrador che pubblicano le migliori band Svedesi e qui in Svezia c'e' una buona interazione ed amicizia tra gli artisti. A proposito di questo, credi che la distribuzione via internet e le comunita' come twee.net abbiano aiutato a promuovere i vostri dischi presso un'audience più estesa? Come vengono ricevuti i vostri dischi fuori dalla Svezia? Hanno aiutato certamente, in effetti i nostri dischi sono ricevuti meglio al di fuori dell'Europa. A quanto pare abbiamo numerosi fans in Spagna, ma oltre a questo i paesi dove riscuotiamo piu' successo sono gli USA, le Filippine ed il Giappone. Infine, mi spieghi il nome della band? E' solo un nome ironico che è saltato fuori all'inizio, quando la Acid House era popolare. Non abbiamo ovviamente nulla in comune con la Acid House. |
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![]() Club 8- Spring Came, Rain Fell If you are an Ivy fan, there's a good chance you will really get off on the music of Sweden's Club 8. Like Ivy, the band produces soft and lush moody pop music that features a super breathy female vocalist. This band is the duo of Karolina Komstedt (vocals) and Johan Angergard (everything else). According to Johan, the two "started out as lovers and ended up as a band." (We can't decide which sounds worse...being in love with someone or having to be in a BAND with them. - Ed.) In any event, Angergard knows how to write a good tune and the man is prolific. This album came out no less than six months from the date that the last Club 8 full-length was released. The tunes on Spring Came, Rain Fell flow by as smoothly as a mountain stream. The sounds are soft and soothing and Komstedt's vocals are understated and sincere. Our favorite tracks are "We're Simple Minds," "Friends and Lovers" (possibly autobiographical?), and "We Set Ourselves Free." Slick and effective. (Rating: 5) Babysue |
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![]() CLUB 8 Spring Came, Rain Fell Spring Came, Rain Fell is the third release from this Swedish duo with an internationally accessible sound. A cross between the currently popular dream-pop genre and a slight feel of indefinable foreignness reminiscent of late 60s trendy pop, this album is one that could easily cross country borders and age brackets. The sound created by Karolina Konstedt (vocals) and Johan Angergard (guitar, bass, keyboards, synthesizers, percussion, vocals) is so soft you almost have to strain to hear it. Karolina's voice is a breathy whisper, sounding like a vocal interpretation of a sex kitten in a romantic movie sceneñthink of a young Ann-Margaret or Bridget Bardot. There is a definite non-American/foreign feel to this whole album despite the English lyrics with perfect accent and pronunciation. The effect of this album is quite hypnotic, almost mesmerizing. It's perfect for a romantic dinner, background music for a cozy get together with friends, or something to put on just to chill out alone after a long day at work or school. All the songs are soothing, melodic and gentle. Here and there are tiny snippets of melodies you could swear you've heard somewhere before but just can't put your finger on. Most of them speak of love, teen angst, little vignettes of life and friends. "Teenage Life" perfectly captures the feel of being a mid-teen: "Teenage love, crushing every heart...A boy at 15 shy and clumsy, he feels it all...Teenage dreams, everyone's a star..." "Karen's Song" paints a portrait of the singer longing to duplicate a friend's newfound good fortune for herself: "Take me out now and show me a future that sparkles and shines." Club 8 is firmly rooted in the present with their take on current emotional situations while they take musical influences from the past and keep an eye on the future of soft pop. Judee Gould - High Bias.com |
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![]() Itís not too difficult to support the theory that America is getting stupider by the day: Universities have lowered their academic standards nearly as fast as beer-chugging frat boys can fall short of them, attendance at art museums continues to suffer, reality TV still finds enough fame-hungry participants and shut-in viewers to keep itself going. Heck, even the Childrenís Television Workshop announced that, instead of three- to five-year-olds, itíd focus on two-year-olds for its next season of Sesame Street. Sesame Street! Yes, even Big Birdís been dumbed down. Pop music hasnít been immune from the sliding scale of intelligence, either. On the air and MTV, cute woo-woo shakiní blondies have captured the publicís imagination with little more than a clumsily programmed drum machine, some vaguely sexually suggestive lyrics and a bare midriff. In the underground, the blueprint of lost girlfriends and lonely nights has become confused with heartfelt lyricism while visionary punk bands such as Rancid have traded the idealism of their "three chords and the truth" mentality for faster tempos, knee-jerk themes and louder guitars with which to pair their three chords. That leaves Club 8 in a pretty sticky spot. Neither the bandís flashy dream pop nor its themes ó no matter how beautifully delivered by chanteuse Karolina Komstedt ó sport the elite sophistication thatíll spare it condescending glares barreled down the ends of turned-up, high-brow noses. Neither has it done the arithmetic necessary to reduce its airy melodies into a denominator common enough for the ignorant masses. But really, isnít that the beauty of Club 8? The bastard child of the indie-pop intelligentsia and the commercial pop world, Spring Came, Rain Fell, bears many of its parentsí distinctive marks. Thanks to the unlikely genes it shares with chart pop, itís as catchy as cold sores at a kissing booth. Itís also inherited a disdain for the simple, cut-and-dried world of pop, some brains it uses with deceptive results. Like bands such as Depeche Mode, White Town or New Order, Club 8 has the brains it needs to make some spiffy tunes, but itís not going to waste its time trying to impress fickle elitists. That makes for some pretty good listening, whether itís with Komstedtís breezy delivery thatíll send ear-candy fanaticsí souls ablaze ("Spring Came, Rain Fell") or with the spacious jangle of the bandís slicked-up dream pop ("Friends and Lovers"). Anyone whoís ready to enjoy bands that just want their music to be enjoyed, not analyzed or marketed, owes it to themselves to pick up Club 8ís latest. Itís a crisp, cool slice of pop that few bands are going to be able to compete with, let alone surpass. Aversion .com |
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