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![]() ![]() Dopo i Lue, la Mechanism Records di Chris Di Mauro da' alle stampe il cd singolo degli ADDAMANERA, formazione di "musica elettronica ibrida " che si muove tra ricerca musicale - mischiando tradizione e suoni futuribili - e l'esplorazione di un dialetto siciliano mai cosi' duttile e docile nell'adattarsi all'elegante sintesi musicale della band di Daniele Calandra, Ulisse Mazzagatti, Fabio D'Andrea, Nino La Tella "Lu non so chi" e' semplicemente splendida. India e Sicilia s'incontrano in " Mantra" fondendo esotericamente la nostra poesia popolare con un mantra indiano. Chris Di Mauro e gli Addamanera hanno un solo, grosso difetto : sono troppo avanti con i tempi. Scusate se e' poco. Dino Lodato - LA SICILIA - Giovedi' 29 Marzo 2001 |
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![]() Addamanera - S.T 2001 Vicini sia al desert rock di Friends Of Dean Martinez, Giant Sand e Calexico sia alla psichedelia di Bardo Pond, nonché alla musica da camera e al folk siciliano, gli Addamanera sono i più originali rappresentanti dell'etichetta Mechanism. Daniele Calandra (voce e effetti di chitarra), Ulisse Mazzagatti (chitarra classica e acustica) Fabio D'Andrea (Synth) e Nino Latella (percussioni, fagotto e voce) tessono trame appassionanti mai prevedibili e sempre coinvolgenti. Favuli e Visioni attacca che meglio non si potrebbe: chitarra classica in arpeggio, raddoppio e rafforzo di chitarra acustica infine l'attacco con percussioni africane e chitarra elettrica riverberata; Campo doppio è una ballata per chitarra medioevaleggiante che sfocia nei sabbiosi altopiani dell'entroterra siciliano, mentre Lu Non So Chi, dipinge acquerelli di vita quotidiana; Mantra, per chitarra e percussioni, chiude in perfetto equilibrio un eppì di notevole qualità. Edoardo Bridda - Sentireascoltare.com - 21 Marzo 2003 |
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Debuttano
gli AddamaneraMESSINA - Dopo i Lue e il recente arrivo dei Latex, cresce ancora la scuderia Mechanism con la produzione di una nuova e interessante formazione siciliana di musica elettronica ibrida, gli Addamanera. E' uscito a marzo il loro omonimo Ep di debutto, al quale seguiranno numerose esibizioni live (la prossima e' prevista per il 27 aprile al Caffe' d'Italia di Messina). Addamanera, nome tratto da una tipica espressione dialettale siciliana, e' una miscela di musica classica e folk pervasa da un'ipnotica psichedelia elettronica, percussioni tribali e liriche in siciliano arcaico. Nel disco l'interesse verso l'improvvisazione e l'elettronica d'ambiente si traducono in un lavoro timbrico molto sobrio e funzionale quanto affascinante. Un insieme di tessiture spesso subliminali e mai invadenti. Misurata la presenza della chitarra elettrica in chiave elettronica e rumoristica, che ricorda, a tratti, gli ultimi lavori di Arto Lidsay. Degno di nota anche il lavoro del gruppo sul dialetto siciliano, utilizzato per il fascino sonoro delle parole stesse, tornando alle radici della lingua italiana in una sintesi molto attuale. Il fagotto da' alle composizioni un carattere unico, nostalgico e moderno allo stesso tempo. Due aspetti sono caratteristici di questa formazione: l'assenza di un basso elettrico o di uno strumento che stabilmente occupi quella fascia di frequenze, e l'assenza di ritmi programmati o campionati. La formazione è composta da Daniele Calandra (voce e fx guitar), Ulisse Mazzagatti (chitarra classica e acustica), Fabio D'Andrea (synth), Nino Latella (percussioni, fagotto e voce). Gazzetta del Sud - 4 Aprile 2001 |
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MAFARKA ADDAMANERA - ADDAMANERA Accade, talvolta, che il recondito incanto di magiche armonie trasfiguri se stesso; soltanto allora il me'los si trascende per farsi logos, dimora del pensiero riflesso. Cosi', la performance degli ADDAMANERA; parabola di un'arte, quella del nostro tempo, che mal sopporta una lacerazione profonda che le impedisce persino di riconoscersi. Mentre uno sperimentalismo dilagante polverizza sempre piu' il suono, le sue geometrie, la capacita' di toccare le segrete corde del nostro privato, il gruppo interpreta un desiderio d'insopprimibile interiorita', di bellezza primigenia, di ordine attraverso un'esecuzione fascinosa e di encomiabile equilibrio. Calibrata e' la sua partizione interna; fusion sapiente tra classico (chitarra acustica ñ fagotto) e moderno (synth ñ chitarra elettrica), melodico (voce) e ritmico (percussioni). Fluttuando ad agio tra vecchio e nuovo, si spoglia l'arte della Musa Euterpe di qualsiasi sedimentato orpello esteriore. In favuli e visioni un intimistico ingresso prelude allo scatenarsi delle dionisiache forze di percussionismi tribali, e il gesto sonoro e' ricondotto al suo stadio germinale. Come in una fiaba, climi a tinte fosche, intrisi di sottili onomatopee, tratteggiano l'angosciosa fuga degli ADDAMANERA da un'attualita' musicale insostenibile; il viaggio iniziatico e' momento gnoseologico, e' ricerca del Se', della propria identita'. E di quel viaggio e' colta metafora l'archetipica struttura del brano ABA, realta' ñ esperienza - realta'. Si recupera il gusto sapiente della simmetria anche nel contrappunto tra la piana evocativita' della melodia (voce-fagotto) centrale e gl'ipnotici ritmi d'inizio-fine. Emblematico campo doppio; brano interamente strumentale eseguito da una formazione che dispone di ben due voci: omaggio ad una concezione dotta della musica, tradisce - con la distribuzione "a cappella" della melodia e la forma ciclica del tema variato - quella solida formazione classica che e' statuto culturale degli ADDAMANERA. E la poliedricita' dei giovani musicisti messinesi emerge ancora una volta dal rapsodico lu non so chi nello spaziare disinvolto e compiaciuto dallo stile Pink Floyd anni settanta ad atmosfere mistiche non nuove ñ del resto ñ a quel genere. Interessante miscellanea forse anche suggerita dalla valenza semantica del titolo, segmento privilegiato del testo. In mantra, poi, la giustapposizione di elementi lirici rispettivamente in sanscrito e vernacolo siculo (singolarmente accomunati da certe analogie fonetiche) sottolinea l'intento programmatico-artistico dell'ensamble; riguadagnare, al linguaggio dialettale, l'antico prestigio e le morbide sonorita' e, alla musica, la funzione fondante perduta nel suo scindersi dalla sfera del Sacro. Mantra e' "strumento del pensiero", "sacra regola"; mantra e' desiderio di pienezza e di ordine che si negano alla vuota quotidianita' che ci avvolge. Gli ADDAMANERA rappresentano, nel contesto social-musicale messinese, un evento degno di attenzione per ragioni non da poco: qualificatisi come "formazione di musica elettronica ibrida" riducono la psichedelia ad un garbato minimo funzionale; orientati verso la scoperta di nuovi linguaggi si fanno forti di un sapiente rispetto dei canoni della tradizione (lezione, questa, che le effimere avanguardie non hanno mai assimilato), e sedotti dalla vigoria del ritmo finiscono col sedurre grazie allo charme del canto. Bravi, "camaleontici" ADDAMANERA. Demetrio Nunnari Mafarka- 1 Giugno 2001 |
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MESCALINA ADDAMANERA - ADDAMANERA Recensire dischi e' un impegno strano che alla lunga spinge la propria passione verso l'ambiguita': da una parte una staticita' quasi bibliotecaria, dallíaltra un'eccitazione che invece si rinnova ad ogni ascolto. Ovviamente chiunque insegue la via di un approccio fresco e sensuale, ma a dire il vero sono pochi gli album capaci di stimolare i sensi e di risvegliarli dai torpori della razionalita' quotidiana. Gia' mi ero goduto questo demo degli Addamanera mesi fa, ma la tardiva iscrizione del gruppo a Mescalina aveva trattenuto la recensione con conseguente senso di colpa per il sottoscritto di fronte al silenzio forzato, al vuoto, allíoblio. Sì, perché gli Addamanera sono tra quei gruppi che mi costringono a lasciar andare le parole, a abbandonare le logiche e a liberare le sensazioni. Una sorta di rapimento compiuto con quattro brani, in poco piu' di trenta minuti, complici una chitarra acustica, una classica, un synth, qualche percussione e un fagotto. Sin dalla prima traccia ammetto di non aver opposto resistenza, trasportato in un'area, credo mediterranea, presumibilmente la Sicilia, di cui preferisco non rivelare altri particolari, per evitare ulteriori guai. Posso dire di aver sentito un sole picchiare al di la' della benda che una volta levata ha scoperto un paesaggio insolito: terra secca, qualche ulivo, un'aria carica di afa, di luce abbagliante e una musica intensa che mi circondava docile, quasi a distendere la mia tensione. Una sorta di suite acustica con qualcosa di bizzarro continuava a danzarmi intorno fino a quando una voce ha intonato una nenia che mi ha fatto chiudere gli occhi. Ancora ho riconosciuto qualche passaggio di fagotto e ho avuto la forza di chiedermi che cosa ci faceva lì e che cosa ci facevo io lì piu', ma poi la chitarra ha cominciato a strippare col synth e ho perso conoscenza. Mi sono trovato immerso in un dormiveglia, provocato forse da qualche allettante sostanza, e sotto le palpebre un turbinio psichedelico di colori che scoppiavano come bolle. Qualche lampo di lucidita' mi riportava alla mente i Madredeus, una tradizione classica, forse della musica da camera, come se in una situazione del genere potesse essermi díaiuto intuire le origini di un suono. Ma la tentazione di un abbandono era costante e i sensi non hanno fatto che cedere progressivamente alla seduzione di quegli andamenti strumentali, fino a lasciarmi sdraiato ad ascoltare il calore del sole spargersi sulla pelle, mentre la musica mi spalancava visioni di una liberta' folgorante. Non so quanto sono stato lì, un pomeriggio senza tempo, ad ascoltare una chitarra che si attorcigliava nota dopo nota come il tronco di uníulivo, un synth che emanava bagliori mai uguali e un fagotto che sussurrava richiami di un'armonia assai vicina. Potrebbero avermi trasferito in Puglia o in Portogallo, in Grecia o in qualche paese arabo, non saprei. Ora sono al sicuro, qualcuno o qualcosa mi ha liberato e riportato a casa mio malgrado, eppure basta un vago ricordo a farmi tremare le mani, che non portano segno di alcun legaccio. Líunica prova del mio rapimento è questo dischetto che anche dalla scrivania continua ad emanare un senso di rischiosa liberta'. E mi toglie qualunque voglia di pensare a quale potrebbe essere il suo seguito. Mescalina - 3/07/2002 |
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MESCALINA ADDAMANERA Interview Mescalina: La prima sensazione che ho avuto ascoltando il vostro cd e' stata quella di un rapimento, una sorta di abbandono dei sensi indotto dalla musica come "pretesto" per essere portati altrove, insomma, un vero trip. Nonostante le influenze che questo viaggio porta in se', la vostra musica ha un accento fortemente italiano, anzi direi fortemente meridionale, se non mediterraneo. Raccontateci un po' come vi siete incontrati, come e' nata e come si e' sviluppata la vostra idea di musica. Addamanera: La band e' nata nel giugno del 2000, in occasione di una battuta di funghi e olive sui colli messinesi. Un anziano poeta si avvicino' a noi e con aria visionaria declamava i versi di Giovanni Meli. Noi 4, rapiti dalla poesia decidemmo di fondare un gruppo psichedelico corale. Solo in seguito abbiamo utilizzato strumenti, anche elettronici. Mescalina: Fagotto, chitarra classica e acustica, percussioni e flauto: e' un ensemble a dir poco azzardato. Perche' una scelta tanto ardita e coraggiosa? Non avete mai avuto dubbi sulla vostra proposta? Addamanera: Per noi non e' tanto azzardata tanto e' vero che oltre agli strumenti acustici utilizziamo anche il sintetizzatore e la chitarra elettrica effettata. E come disse il vecchio maestro Sassone Arne Kroeger "Nie Zweifel Haben" (non avere mai dubbi sugli strumenti usati). Mescalina: "Campo doppio" mi ricorda i Madredeus, eppure, allo stesso tempo, c'e' nel disco qualcosa di molto psichedelico, che si avvicina a una trance moderna per via di quelle aggiunte di elettronica. Quali sono state le vostre influenze? Addamanera: Le influenze piu' significative per la nostra musica sono Leonardo da Vinci, Sergej M. Ejzenstejn, Franco Battiato, Terry Riley, Ignazio Buttita, e il 1971. Mescalina: Da dove viene il nome "Addamanera"? Addamanera: Addamanera e' una tipica espressione del dialetto messinese, e significa essere in una certa maniera, in quel modo. Ne positivo, ne negativo, diciamo ironico. Mescalina: Per quanto conosco io la tradizione della canzone meridionale, mi sembra che la voce in "Favuli e visioni" e in "Mantra" voglia rievocare proprio certe cadenze tipiche del meridione se non della musica orientale. Addamanera: In Oriente c'e' una grande cultura della voce, che stiamo cercando di avvicinare, soprattutto nei brani piu' recenti. Un terreno interessantissimo da investigare. Mescalina: Come e' stato accolto il vostro ep? Quante "attenzioni" avete ricevuto? Addamanera: Il disco ha avuto un riscontro di pubblico immediato e crescente, tanto e' vero che le copie sono finite velocemente. Le recensioni sono state comunque sufficenti e decisamente buone. Mescalina: È possibile che un approccio come il vostro, quasi esclusivamente strumentale, vi impedisca che vi venga aperta qualche porta? Diciamo che in un certo senso gli Addamanera non fanno proprio la musica che ci si aspetterebbe da un gruppo emergente ... Addamanera: Cerchiamo di comunicare con la maggior parte delle persone utilizzando un linguaggio poco comune ma non per questo ostico. Se qualcuno si avvicina alla nostra musica credo che sia per la varieta' degli strumenti e del linguaggio uniti ad un approccio particolarmente omogeneo e psichedelico. Come se accostassimo una storia senza mai addormentare l'interesse. Mescalina: Come va dal vivo? Sarei davvero curioso di sentirvi in concerto? Fate qualche cover o avete dei pezzi nuovi? Addamanera: Dal vivo siamo immersi nel suono. Lasciamo degli spazi all'improvvisazione e rielaborazione di alcuni brani. Abbiamo pochissime cover, ma molti pezzi nuovi. Mescalina: L'ep risale ormai a piu' di un anno fa; come sta crescendo la vostra musica? Addamanera: Le differenze tra la produzione piu' recente e quella dell'ep sono principalmente l'uso di strumenti nuovi, cantati piu' lunghi, testi in italianoÖ Mescalina: A me quei brani sono sembrati molto esperienziali, onirici, una sorta di viaggio della mente. C'e' qualche luogo o qualche situazione particolare a cui sono legati? Addamanera: Il sole dello stretto che sara' devastato dal ponte, le isole eolie, il viaggio. Mescalina: Parlateci della Mechanism Records, come vi trovate? Addamanera: Il produttore dell'etichetta e' qui presente, siamo costretti a parlarne bene! Scherzi a parte, ci troviamo veramente a nostro agio, la Mechanism e' decisamente un'etichetta speciale. Attualmente stiamo pianificando le session di registrazione del nuovo album. Mescalina: Adesso voi cosa state ascoltando? Qualche gruppo emergente delle vostre parti da consigliarci? Addamanera: I Latex, e Nino Siragusa. I primi si occupano di musica elettronica mista improvvisata, Nino è un talento pop elettronic !!! Mescalina - Agosto 2002 |
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MUSICHEMIGRANTI
2001Da Lunedì 27 a Mercoledì 29 Agosto 2001, presso la Piazza San Pietro di Riposto (Catania), si svolgerà la IV edizione della rassegna musicale ìMusicheMigrantiî, con líesibizione di gruppi di rilevanza internazionale. L'iniziativa, promossa dal Comune di Riposto nell'ambito della manifestazione ìRiposto Progetto Estate 2001î, con il partenariato della Società Aeroporto Catania e di Amnesty International, e organizzata della M.ARS AGENCY (Mediterranea Ars Agency) con la consulenza artistica di Salvo Pennisi, vede per il quarto anno consecutivo l'adesione e la partecipazione attiva della Provincia Regionale di Catania Assessorato Politiche Sociali, partner storico che ha appoggiato la manifestazione sin dal suo nascere allo scopo di incrementare sempre più lo scambio e l'integrazione tra le popolazioni del Mediterraneo. Eí proprio per questo motivo che, questíanno, saranno coinvolte anche le comunità etniche presenti sul territorio che allestiranno per líoccasione propri stand informativi e folkloristici. Il fitto programma della ìtre giorniî di musica vede giorno 27 salire per primi sul palco i siciliani ìLoozooî, che presenteranno in anteprima assoluta una delle proposte più originali dellíattuale scena elettronica italiana ìLe Pattern Mondeî; a seguire i ìNidi DíAracî (Lazio), gruppo emergente tra i più propositivi di quel panorama musicale che inserisce nella tradizione popolare le nuove tecnologie sulla base di ritmi comuni. Il 28 invece toccherà ai toscani ìBandabardòî ed al loro leader carismatico Enrico Erriquez Greppi, fondatore e líideologo della banda, autore dei testi e di gran parte delle musiche; mentre il 29 aprirà la band messinese ìAddamaneraî, con la sua musica etnica mista a sonorità elettroniche vicine al filone della psichedelica anni '70, e concluderà la musica dei ìDouniaî (Sicilia-Palestina), che avremo modo di ascoltare anche nella colonna sonora della fiction ìUn'isola d'invernoî prodotta dalla RAI, per la regia di Gianluigi Calderone. ìMusicheMigrantiî questíanno promuove la campagna mondiale di Amnesty International contro la tortura e líutilizzo in guerra dei bambini soldato. Per sensibilizzare líopinione pubblica sarà allestita, presso i locali del comune di Riposto, in Piazza San Pietro, un'interessante mostra fotografica sul tema. L'iniziativa umanitaria si pone in linea con il significato della rassegna che vuole offrire un contributo al processo di cooperazione tra i Paesi membri dell'Unione Europea e gli altri Paesi del Mediterraneo. NightTribe Estate 2001 |
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